Il Tav, i media e i voltagabbana

Nessun movimento di opposizione ha mai avuto, in Italia, una durata trentennale come quello contro la nuova linea ferroviaria Torino-Lyon, la quale, per parte sua è di là da venire. Ma i media torinesi lo ignorano e, in occasione dell’ultimo grande corteo da Venaus a San Giuliano, preferiscono dare la parola a un no Tav pentito che spara a pallettoni contro il movimento e, naturalmente, contro il centro sociale Askatasuna.

Val Susa. Avere vent’anni e avere grandi sogni

L’8 dicembre 2005, decine di migliaia di valsusini, incuranti della neve, aggirarono lo schieramento della polizia, presero possesso dei terreni di Venaus dove dovevano iniziare i lavori per la linea ferroviaria Torino-Lione e vi installarono le bandiere “no Tav”. Vent’anni dopo, anche se non tutto è facile, la ferrovia è ancora di là da venire, in Val Susa è nata una comunità coesa e il testimone sta passando a chi allora era bambino.

Contro il Tav. Abbiamo fatto abbastanza?

Il 19 novembre Telt ha preso possesso delle case della frazione di San Giuliano di Susa. Ne saranno abbattute tre per far posto al cantiere della stazione internazionale del Tav. Una donna anziana nasconde il viso in un fazzoletto, senza rabbia, quasi provando vergogna per il suo dolore. Il fotografo di un giornale locale intitola la foto: “Progresso?”. Abbiamo fatto abbastanza per impedirlo? In ogni caso bisogna continuare.

2 giugno a Venaus: un ricordo di Ada Gobetti

Venaus, piccolo paese a due passi dal Moncenisio, noto per uno dei primi episodi di ribellione contro la nuova linea ferroviaria Torino-Lione e per essere sede del festival dell’Alta Felicità del movimento no Tav, ha intitolato una via ad Ada Marchesini Gobetti, moglie di Piero, partigiana, politica libertaria. Un modo – in questi tempi bui – di testimoniare la scelta per un mondo libero, in pace, senza muri né barriere.

Resistenze parallele

L’8 dicembre i No Tav hanno sfilato in corteo, come ogni anno dal 2005, per ricordare la “presa di Venaus”, tappa importante dell’opposizione contro la follia di un treno inutile e devastante. Tra gli anziani che passano il testimone e i giovani che lo raccolgono riecheggiano ricordi della Resistenza che ha attraversato la valle. Quei richiami ripropongono il valore dell’antifascismo e lanciano un invito a tutti: se non ora quando?

Fulvio che detestava i funerali

Fulvio non c’è più. Se ne è andato investito da un’auto davanti al presidio di Venaus, il luogo dove aveva scelto di vivere e di accogliere tutti i no Tav che transitavano da quelle parti. Il suo funerale è stato, come lui avrebbe voluto, un incontro privo di retorica, all’insegna di ricordi, di prese in giro, di risate. Perché, come ha detto qualcuno, abbiamo la fortuna, nonostante tutto, di vivere in una comunità bella e forte.

TAV. Venaus 14 anni dopo

Anche quest’anno, l’8 dicembre, almeno 15.000 persone hanno sfilato da Susa a Venaus per ricordare quando, 14 anni fa, il Movimento No Tav si riprese i terreni cintati dalla polizia per consentire i carotaggi. A dimostrazione che l’opposizione alla linea Torino-Lione prosegue e fa scuola, anche tra i giovani.

Venaus (Val Susa): Festival Alta Felicità

Il Festival Alta Felicità di Venaus compie quattro anni. La piccola Woodstock valsusina organizzata dal Movimento No TAV ha raggiunto nel 2018 le 50.000 presenze e quest’anno si propone di superarle per dire ancora una volta tutti insieme – giovani, musicisti, cantanti, scrittori, intellettuali, montanari – che il TAV è vecchio e inutile.

Venaus: una scuola per sognare

Mentre si erigono muri volti a difendere fragili identità culturali fondate sull’intolleranza, costruire una scuola e insegnare a sognare è un atto di sfrontata apertura, un’ipotesi di speranza senza riserve in un altrove che, se desiderato e inseguito con volontà e determinazione, può risultare possibile. A Venaus si può.