Tacciano le armi, negoziato subito!

Tacciano le armi, negoziato subito! Verso una conferenza internazionale di pace. Queste le parole d’ordine dell’appello lanciato dalla Rete italiana Pace e Disarmo insieme a una ampia coalizione di reti, movimenti, associazioni, sindacati, studenti e giovani per la giornata nazionale di mobilitazione per la pace in tutte le città italiane promossa per il 23 luglio.

Italia, colonia Usa “a sua insaputa”

L’interesse dell’Italia e degli italiani è che la guerra in Ucraina finisca al più presto. Perché, dunque, vi partecipiamo? Non per motivi ideali se, parallelamente, stringiamo accordi con un dittatore sanguinario come Erdogan. Forse solo perché siamo sostanzialmente un satellite, o una colonia, degli USA che alla prosecuzione della guerra hanno un interesse geopolitico.

Ipocrisia d’Occidente

Quel che più mi ferisce è l’ipocrisia. Vedo le facce felici delle riunioni dei leader occidentali, felici delle loro portaerei, delle loro bombe atomiche, delle loro armi innumerevoli con cui rafforzano un predomino violento sul mondo. Il tutto colorato di belle parole: democrazia, libertà, rispetto delle nazioni, pace, legalità internazionale. E dietro, come zombi, giornalisti ed editorialisti a ripetere.

Armi all’Ucraina: una ferita che resta aperta

Il confronto auspicato su queste pagine in merito alla congruità dell’invio di armi all’Ucraina da parte della comunità internazionale e al ruolo di quest’ultima in favore della pace e a tutela dei diritti umani nel mondo stenta a decollare. A dimostrazione che la ferita è ancora aperta e difficilmente rimarginabile. Lo dimostra lo scambio tra Pierluigi Sullo e Livio Pepino che si riporta.

Armi all’Ucraina: due domande agli amici che hanno indossato l’elmetto

Se in Ucraina è in gioco la democrazia a livello planetario, perché la comunità internazionale si limita all’invio di armi e non interviene direttamente con uomini ed eserciti? E, ancora, se l’uso delle armi è una necessità di fronte all’aggressione e alla violazione di un popolo, perché non vi si fa ricorso anche in Kurdistan, in Palestina, in Yemen e in tutte le situazioni analoghe?

Draghi prigioniero di Putin

L’invio di armi all’Ucraina è più che un errore. È accettare la logica dell’aggressore, porsi sul suo stesso piano, restare prigionieri della guerra e delle armi. Nessuno può vincere. La vittoria non c’è più. Occorre aiutare chi è aggredito ma mettere in campo interventi non violenti (tutt’altro che sconosciuti) capaci di capovolgere la logica della guerra. Altrimenti ci sono solo morte e distruzione.

Alcune domande sulla guerra in Ucraina

In tempo di guerra è difficile garantire spazio alle varie analisi e ai diversi punti di vista. Ma non c’è alternativa: bisogna porre domande scomode per capire cosa sta davvero accadendo e per definire le politiche necessarie. L’origine della guerra in Ucraina la conosciamo bene ma ciò non basta se non si dà risposta ad alcune domande riguardanti il ruolo degli Stati Uniti e della NATO.

La guerra in Ucraina vista dal Brasile

La guerra in Ucraina non ha suscitato in Brasile particolari reazioni: per la distanza, per ragioni culturali ma anche per ragioni politiche di opposto segno. Per Bolsonaro e l’estrema destra, infatti, Putin è un punto di riferimento fondamentale, mentre per Lula e per la sinistra entra in gioco un forte riflesso condizionato di antiamericanismo.

guerra in casa

La guerra in casa – Il tradimento/3

L’Ucraina vissuta, infinitamente diversa dall’Ucraina madiatizzata, raccontata per Volere la luna da un imprenditore che lì ha lavorato per oltre trent’anni, dalla caotica transizione post-sovietica fino alle ultime settimane che hanno preceduto l’invasione russa. Una testimonianza preziosa per chi vuol capire, fuori da schemi ideologici e tifoserie di schieramento.