L’amore per l’Italia della famiglia Agnelli

Le auto Fiat costruite in Italia sono tornate ai numeri del 1956, le vendite crollano e in casa Stellantis cresce soltanto la cassa integrazione. Ma John Elkann non si scompone e, in sede di audizione in Parlamento, evita progetti impegnativi, rinnova la tradizione accattona di richieste e lamentele e aggiunge una dichiarazione d’amore della famiglia per l’Italia. E il Governo ringrazia…

Crisi dell’auto: non solo Stellantis

Non è solo Stellantis. Tutte le industrie automobilistiche europee sono in crisi. Per uscirne non serve, come si continua a sostenere, rallentare la riduzione delle emissioni di CO₂. Occorre, più radicalmente, esplorare nuovi orizzonti, scrollarsi di dosso la sudditanza nei confronti degli Usa e aprire relazioni positive e accordi di collaborazione fra produttori con la Cina, l’Asia e l’alleanza dei Brics.

Stellantis. Di chi è la colpa del disastro?

Il disastro di Stellantis, scoperchiato dalle dimissioni dell’amministratore delegato Carlos Tavares, ha certo ragioni industriali ma un peso non trascurabile ha avuto la predilezione per i dividendi e per i rendimenti a brevissimo termine a cui si è dato linfa con continue delocalizzazioni e con riduzione degli organici. Accusare le politiche ambientali europee o l’arrivo delle auto cinesi, dunque, è in buona parte un alibi.

Fine dell’automobile, fine della democrazia?

Il declino dell’auto è irreversibile. Il distacco delle nuove generazioni dallo strumento di trasporto per eccellenza dei loro padri è evidente e crescente. E, poi, il sistema della mobilità è in rapida trasformazione. Possiamo, dunque, gioire per il tramonto di un mezzo inquinante e impattante? Forse, ma intanto stiamo pagando costi elevati. Senza che sia chiaro in cambio di che cosa, anche sul piano ambientale.

Stellantis senza freni

Contemporaneamente all’azzeramento del lavoro reale a Mirafiori, gli azionisti di Stellantis hanno fissato in 36,5 milioni di euro l’anno lo stipendio del Ceo Carlos Tavares, con un aumento del 56% rispetto al 2022. Tavares guadagna così 1.200 volte quello che percepisce un suo operaio. Inutile cercare altrove le ragioni della crisi: il capitalismo attuale non è interessato a venire a patti.

Auto. La fuga di Stellantis e la risposta operaia

Meno di 20 anni fa a Mirafiori si producevano 213mila auto all’anno. Nel 2023 si è scesi a 85mila. Intanto gli occupati si sono dimezzati (passando da 24mila agli attuali 12mila) e il ricorso agli ammortizzatori sociali è diventato regola. Di fronte a questa fuga di Stellantis da Torino e dall’Italia, lo sciopero e la grande manifestazione del 12 aprile sono un primo passo che le istituzioni non possono ignorare.

I sindacati e il futuro di Stellantis: aspettando Godot      

L’amministratore delegato di Stellantis è stato chiaro: se i governi non continueranno a sovvenzionare la vendita di veicoli elettrici, la situazione diventerà insostenibile e si aprirà una stagione di cassa integrazione e licenziamenti. Ma i sindacati aspettano, non si capisce che cosa, senza chiedere alla società investimenti per la transizione e sperando in un (improbabile) sostegno dello Stato.