La Germania è in crisi e vaga nella nebbia

L’economia tedesca, come quella di gran parte dei paesi UE, è in grave crisi da almeno tre anni: per la cessazione degli acquisti di gas russo, per la concorrenza cinese, per le difficoltà della globalizzazione e le tariffe di Trump, per i ritardi nell’innovazione, per una classe dirigente non all’altezza del compito. I tentativi del Governo per uscire dalla crisi, tra cui il forte aumento delle spese militari, non sembrano adeguati.

Riarmo: una scelta di Meloni, non un’imposizione della Nato

L’talia corre verso una aumento delle spese militari dagli attuali 35 a oltre 100 miliardi all’anno. La vulgata è che si tratta di un obbligo imposto dalla Nato. Ma non è così. Il summit dell’alleanza atlantica del 25 giugno lo ha inserito tra gli obiettivi, ma la dichiarazione che lo prevede non è un accordo vincolante, come il rifiuto della Spagna dimostra. Dunque il riarmo è una scelta, sempre revocabile, del Governo Meloni.

“Europa a mano armata”, il libro contro il riarmo

Le spese militari nei Paesi europei sono in continuo aumento, la reintroduzione della leva militare obbligatoria è tornata al centro del dibattito pubblico, mentre le parole d’ordine dell’Unione Europea sono soprattutto “riarmo” e “guerra”, che mettono in secondo piano il welfare e il benessere dei cittadini. A questo intreccio di problemi è dedicato un amplio e.book promosso da Sbilanciamoci!

Il boom delle spese militari: USA e UE in testa

Le guerre ci hanno catapultato nel vortice di una furiosa corsa al riarmo globale, come non accadeva da prima dell’89 del ‘900. A spendere di più sono gli Stati Uniti (tre volte la Cina e nove volte la Russia) e l’Unione Europea. In Italia la spesa militare per il 2024 sarà di circa 28,1 miliardi di euro, con un aumento di oltre 1400 milioni rispetto al 2023. Le armi uccidono quando sparano, ma anche quando si accumulano.

L’escalation dell’invio di armi all’Ucraina porta in un vicolo cieco

Il conflitto armato in Ucraina è stato fin dal principio sfruttato per giustificare quello che può diventare il più massiccio aumento di spesa militare degli ultimi 50 anni: nel mondo e anche in Italia. Parallelamente è sempre più chiaro che la pace è una cosa troppo seria e importante per lasciarla in mano a decisori politici che vedono le armi come unica soluzione.

La salute disuguale figlia della guerra

La guerra in Ucraina (e altrove) e il militarismo ostacolano la giustizia sociale attraverso diversi meccanismi: il drenaggio di risorse per spese militari, la maggiore esposizione delle fasce sociali svantaggiate agli effetti diretti e indiretti dei conflitti, l’impatto in scala mondiale sui sistemi alimentare, energetico e finanziario che colpiscono in maniera sproporzionata il sud globale e le fasce sociali meno abbienti.

Un’agenda pacifista, anche per le prossime elezioni

Andiamo a elezioni anticipate mentre infuria una guerra a cui anche l’Italia partecipa. Ciò rende ineludibile, per chi ha a cuore la soluzione (o almeno il contenimento) della crisi sistemica globale in atto, definire un’agenda politica in cui trovino posto non un generico e residuale accenno alla pace e all’ecologia ma alcuni precisi punti programmatici fondati sulla teoria e la pratica del disarmo.