La salute: da diritto universale a privilegio per pochi

La considerazione della sanità come un costo da tagliare, anziché la priorità su cui investire per tutelare la salute delle persone, comune ai Governi degli ultimi anni, ha determinato il definanziamento, in termini percentuali, del SSN riducendolo in uno stato prossimo al collasso. Questa la denuncia dell’8º Rapporto Gimbe, che documenta l’entità della crisi e indica le azioni necessarie per invertire la rotta.

Sanità pubblica: “Non possiamo restare in silenzio”

Rilanciare il Servizio sanitario nazionale e disinnescare i danni conseguenti alla proposta di autonomia differenziata. Sono gli obiettivi di un documento predisposto da 130 associazioni con il significativo titolo “Non possiamo restare in silenzio. La società civile in difesa della sanità pubblica”, contenente 10 punti fondamentali, seppur non esaustivi, per invertire la situazione attuale.

Il collasso del Servizio Sanitario Nazionale

Il 7° Rapporto della Fondazione Gimbe è esplicito: il Sistema Sanitario Nazionale è gravemente compromesso. Nel 2023 4,5 milioni di persone hanno rinunciato alle cure e la spesa diretta delle famiglie è aumentata del 10,3%. Non per caso: tra il 2010 e il 2019 sono stati sottratti alla sanità pubblica 37 miliardi di euro. L’accesso alle cure è sempre più difficile per milioni di italiani ma non ci si può rassegnare.

“Salviamo il Servizio Sanitario Nazionale”. Un appello di medici e scienziati

Il Servizio Sanitario Nazionale, forse la più importante conquista della Repubblica, è in grave crisi per mancanza di progettualità e di finanziamenti adeguati. Occorre intervenire adeguando il suo finanziamento agli standard dei Paesi europei avanzati (8% del PIL), ed è urgente e indispensabile, perché un Servizio Sanitario che funziona non solo tutela la salute ma contribuisce anche alla coesione sociale.

L’Italia a rischio salute

La balcanizzazione della Repubblica (realizzata con la legge di bilancio, il decreto Milleproroghe e il disegno di legge Calderoli) non dà solo il colpo di grazia al Servizio Sanitario Nazionale, già in sofferenza e differenziato per regioni, ma attenta direttamente alla salute dei cittadini, che si tutela con la prevenzione primaria, assicurata dall’esercizio di una pluralità di competenze oggi sottratte alle Regioni.

Lunga vita al Servizio Sanitario Nazionale!

I dati raccolti nel dossier della Fondazione Gimbe “Il Servizio sanitario nazionale compie 45 anni” non lasciano dubbi: il rilancio del SSN non rientra tra le priorità dell’attuale esecutivo, analogamente a quelli degli ultimi 15 anni. E i princìpi fondanti del SSN – universalità, uguaglianza, equità – sono stati traditi, lasciando il posto a interminabili tempi di attesa e all’aumento della spesa privata.

Legge per la non autosufficienza: così non va bene

La legge n. 33/2023 sulla non autosufficienza (o, meglio, in favore delle persone anziane) attende, entro il gennaio 2024, i decreti delegati sui punti fondamentali (dall’assistenza sociale, sanitaria e sociosanitaria e relative risorse alle politiche di promozione dell’inclusione sociale e di prevenzione della fragilità). Le carenze che l’accompagnano fanno temere che si tratti dell’ennesima occasione mancata.

Povertà, salute negata e contraddizioni del Governo

Il Servizio Sanitario Nazionale è inadeguato, il Sud è prossimo al “deserto sanitario”, la povertà è ai massimi storici, gli sfratti per morosità aumentano mentre, parallelamente, crescono i super ricchi e i loro patrimoni. Per invertire la tendenza bisognerebbe potenziare la sanità ed evitarne la frammentazione, investire nel welfare prelevando risorse dai redditi più alti. Ma il Governo continua a percorrere la strada opposta.