Un Iran libero non conviene a nessun potente

Per le grandi potenze e per quelle circostanti, una monarchia docile o una teocrazia odiata sono preferibili, in Iran, alla nascita di una democrazia, le cui azioni non possono essere previste. Intanto, mentre Reza Pahlavi, erede del deposto scià, invoca interventi esterni, le manifestazioni continuano e molti iraniani auspicano un cambiamento interno, l’unico che può preservare coesione sociale e capacità di ricostruzione.

Trump e i nomi delle cose

La montagna più alta degli Stati Uniti assume il nome del presidente William McKinley (“il vincitore della guerra ispano-americana”), il Golfo del Messico viene ribattezzato Golfo d’America e gli uffici pubblici federali dovranno essere posizionati in edifici neoclassici. Sono alcuni dei modi con cui Trump cerca di disegnare una nuova cultura e un nuovo immaginario. È l’ambizione dei regimi.

Libertà di insegnamento o scuola di regime?

Il ministro dell’istruzione, allertato dall’intelligence, «avvia verifiche per appurare se i contenuti di alcuni manuali per le scuole medie presentino un’impostazione faziosa e distorta della realtà storica, in favore della narrazione della Russia putiniana e dell’Unione Sovietica comunista». L’obiettivo è una scuola trasformata in terreno di propaganda, controllata, indirizzata e corretta. E non è un caso isolato.

Il nuovo fascismo e l’anticorpo della memoria

Il fascismo si ripresenta talora accompagnato da una presa di distanza dal regime e con un recupero del carattere di movimento “rivoluzionario”, portatore di un taglio netto con il passato e di una richiesta di profondo rinnovamento. Ma non v’è, in ciò, nulla di nuovo ché questi due aspetti coesistevano anche nel fascismo storico. Da qui l’esigenza di usare come anticorpo la memoria.

La destra al potere: «Non facciamo prigionieri!»

Due mesi fa una (allora) oscura parlamentare di Fratelli d’Italia apostrofò Tomaso Montanari con le parole: «Stia pur sicuro che da noi non avrà mai diritto di parola!». Non era una battuta infelice ma un programma politico oggi in pieno svolgimento: la regola è diventata prendersi tutto, trasformare ogni occasione in propaganda di regime, dileggiando ogni regola di pluralismo democratico e ogni pudore.