La posta in gioco nel referendum

Quando il taglio dei parlamentari venne approvato dal Senato l’idea di ribaltare quel voto con un referendum sembrava una follia. Poi si è cominciato a ragionare. E la domanda è diventata chiara: è ragionevole pensare che avere meno rappresentanti consenta ai cittadini di far sentire di più la propria voce per cambiare in meglio la società?

Referendum. L’assordante congiura del silenzio

Perché ridurre il numero dei parlamentari? Non per risparmiare, ché il corrispettivo è pari, per ciascuno di noi, a un cappuccino all’anno. E neppure per ridare centralità al Parlamento, la cui crisi di credibilità si può risolvere solo con il potenziamento e non con la riduzione della rappresentanza. E allora?

Riduzione dei parlamentari, perché no!

In primavera, verosimilmente a maggio, ci sarà il referendum costituzionale per confermare o vanificare la riduzione dei parlamentari approvata dalla Camere. Dire di No a tale riduzione è impopolare ma necessario. La crisi della politica è indubbia ma per risolverla occorre recuperare, non azzerare, la rappresentanza.