Le molte ragioni del NO: per riaprire la questione delle garanzie

C’è, tra i giuristi progressisti (soprattutto avvocati), chi sostiene che la riforma costituzionale sottoposta a referendum potrà essere, grazie alla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, un veicolo di crescita delle garanzie. È una posizione infondata: non per ragioni di principio ma per le caratteristiche di “questa” separazione, che affievolisce l’autonomia dei giudici e tende a riportarli nell’orbita del Governo.

Un referendum tutto politico

Il referendum sulla giustizia ha poco a che fare con la fiducia nei magistrati, l’efficienza della giurisdizione e le garanzie del processo. La posta in gioco è il permanere di un potere di governo soggetto a regole che valgono per tutti (anche a tutela di chi dissente) o la sua sostituzione con un potere assoluto, legittimato dal consenso elettorale a fare quello che crede senza limiti e controlli. Difficile avere dei dubbi.

La riforma della giustizia: le parole e la realtà

La riforma della giustizia varata dal Senato non ha nulla a che fare con la razionalizzazione e lo sveltimento dei processi e con la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri (di fatto già esistente). È, piuttosto, il rovesciamento del progetto costituzionale del “potere diviso” e del controllo di legalità anche sull’esercizio dei poteri pubblici. È questa, aldilà delle suggestioni, la posta in gioco del prossimo referendum.

Toghe rosse e camicie nere

Il Governo e la sua maggioranza accusano i magistrati di politicizzazione e proclamano la necessità di separare le carriere di giudici e pubblici ministeri. In realtà la separazione è già in atto e, con il termine politicizzazione, si indica, a ben guardare, l’indipendenza dei magistrati, mal tollerata dal potere. Il fatto più inquietante è che i discorsi sono molto simili a quelli di cent’anni fa. Mancano solo le camicie nere.

La separazione tra pubblici ministeri e giudici: un problema politico, non tecnico

Sotto il profilo sistematico la separazione delle carriere e la discrezionalità dell’azione penale possono essere praticabili. Ma, purtroppo, non viviamo nel migliore dei mondi possibile. Se l’insofferenza della politica (e dell’amministrazione) a controlli e regole permane, l’unicità delle carriere e l’obbligatorietà dell’azione penale restano presidi indispensabili del sistema.

Pubblici ministeri e processi mediatici

Quanto più le indagini e i processi sono rilevanti, tanto più è necessario che i loro titolari si attengano, sul palcoscenico dei media, a sobrietà di comportamenti e di dichiarazioni. Non è sempre così, come casi recenti dimostrano, e ciò nuoce alla credibilità della giustizia e rischia di ledere diritti e garanzie di tutti.