Contro la cultura del maggioritario

La legge elettorale costituisce la cinghia di trasmissione fra società, politica e istituzioni, fra sistema politico e forma di governo. Per questo modificarla alla vigilia del voto, come sta facendo il Governo, per moltiplicare artificiosamente i propri seggi è una scorrettezza politica gravissima. Ma c’è di più. Una ulteriore forzatura che divarichi ancor più il voto e i rappresentanti è un attentato alla democrazia.

Legge elettorale: appello di 126 costituzionalisti

Modificare le regole elettorali quasi alla vigilia del voto è politicamente e giuridicamente scorretto. A maggior ragione lo è se si introducono meccanismi di dubbia costituzionalità come un premio di maggioranza abnorme, liste bloccate, pluricandidature e l’indicazione preventiva del candidato presidente del Consiglio. Lo dicono, in un appello diffuso nei giorni scorsi, 126 professori di diritto costituzionale.

Le elezioni regionali: il crollo della rappresentanza e della partecipazione

L’insegnamento delle elezioni in Sardegna e in Abruzzo è univoco. Vota il 50% degli aventi diritto e gli effetti distorsivi di leggi elettorali che prevedono premi di maggioranza molto elevati e soglie di sbarramento altrettanto alte sono enormi. La democrazia si riduce alla scelta di un capo e la sua sostanza pluralistica svanisce. È la cultura della destra. E la sinistra?

La riforma della destra e la Costituzione sfigurata

Il disegno di legge di riforma costituzionale della destra introduce una torsione monocratica e maggioritaria del sistema senza precedenti. Se fosse approvato, ci consegnerebbe una Costituzione sfigurata. La destra non ha i numeri per approvarlo con la maggioranza dei due terzi, richiesta per impedire il referendum “confermativo”. Per questo la presidente Meloni già cerca di trasformare il referendum in un plebiscito.