Precarietà e bassi salari. Rapporto sul lavoro in Italia

I dati del Rapporto sul lavoro della Fondazione Di Vittorio sono univoci: il Jobs Act ha indebolito le tutele; la precarietà è diventata un dato strutturale; l’aumento del numero di occupati si accompagna alla più lenta crescita delle ore lavorate; cresce il numero dei giovani emigrati all’estero. Occorre, dunque, un profondo cambiamento delle politiche del lavoro, che può essere innescato dai prossimi referendum.

I referendum, il lavoro, la democrazia

Jobs act, precarietà, tutele in caso di licenziamento, appalti: il segnale di controtendenza dei referendum sul lavoro del giugno prossimo è esplicito e chiaro. Una vittoria referendaria provocherebbe un’inversione di tendenza nelle politiche del lavoro e concorrerebbe a difendere un sistema democratico in evidente crisi. Una doppia ragione per far vincere il sì.

Difendere il lavoro a colpi di referendum

Il 25 aprile, la Cgil ha iniziato la raccolta delle firme per quattro referendum abrogativi in materia di lavoro (in particolare sulle questioni della precarietà e della sicurezza). L’iniziativa travalica i confini tradizionali dell’intervento sindacale ma una risposta forte anche in termini politici era necessaria stante l’accelerazione dell’ormai trentennale attacco ai diritti dei lavoratori.

La scuola senza insegnanti e un ministro incapace

La precarietà nella scuola e la necessità di immettere un numero consistente di insegnanti sono pacifiche. Ma bisognerebbe agire con un razionalità. Invece il Ministero ha previsto concorsi per stabilizzare i precari e inserire nuovi insegnanti ma in modo del tutto illogico, prevedendo, senza un perché, che i vincitori degli ultimi concorsi abbiano la precedenza sui colleghi già in graduatoria. E le proteste si moltiplicano

Francesca Coin, Le grandi dimissioni (Einaudi, 2023)

In Italia nel 2021 si sono registrati 1.900.000 casi di dimissioni dal lavoro che nel 2022 sono diventati 2.200.000. Negli USA i numeri sono ancora più eclatanti e il fenomeno riguarda tutto il mondo occidentale e non solo. Merito del saggio di Francesca Coin è di averlo spiegato nel contesto di precarietà, insufficienza di organici, aleatorietà di orari e retribuzioni che caratterizza il mondo del lavoro.

Chi non vuole lavorare?

Il lavoro – dicono – c’è ma manca chi lo vuole fare. E citano anche gli esempi: il ristoratore che non trova camerieri, l’imprenditore che chiude l’attività per mancanza di manodopera, la coppia che si licenzia per fare il giro del mondo, l’impiegato che non risponde alle mail fuori orario… Ma perché non si guarda, invece, alle condizioni occupazionali: la stabilità, la sicurezza, la giusta retribuzione?

Il Pd e l’alibi delle poltrone

La causa della sconfitta del Pd sta nell’essersi trasformato nel “partito delle poltrone”? C’è del vero in questa analisi (in qualche modo avallata dallo stesso segretario Letta). Ma c’è anche un alibi. Il punto, infatti, non stata in una troppo lunga partecipazione al governo ma nelle politiche realizzate o non realizzate in quella permanenza. Di questo soprattutto si dovrebbe parlare.

Precari a Torino

Retribuzione oraria tra 7 e 8 euro (da cui detrarre contributi e tasse), orario da contrattare singolarmente, obbligo di provvedere in proprio ad assicurazione per infortuni e responsabilità civile verso terzi, durata massima di un anno. Questa la proposta lavorativa contenuta in un bando dell’Università di Torino. Quando si dice lavoro precario e senza diritti.

Aumenta l’occupazione? Quella avvelenata

La strombazzata crescita occupazionale di giugno 2022 occulta una realtà assai meno brillante: le posizioni a tempo indeterminato aumentano in modo molto modesto, crescono le posizioni in somministrazione e i lavori intermittenti, diminuisce il numero medio di giornate retribuite, crescono i contratti di breve e brevissima durata. La linea di tendenza è chiara: cresce lo sfruttamento e diminuiscono i diritti.