Il caso Salis: controllare e intimidire

L’irruzione di agenti di polizia in un albergo romano per un “controllo” su Ilaria Salis è surreale. L’asserita inconsapevolezza del suo status di europarlamentare è, a dir poco, ridicola. E, se mai fosse vera, rivelerebbe un’incompetenza da brividi, pari solo a quella dimostrata nel proseguire, anche dopo l’identificazione, un “controllo” evidentemente illegittimo. Difficile non vedere in ciò un avvertimento e un’intimidazione.

Rogoredo: le ombre della polizia

Un agente di polizia spara a un pusher, uccidendolo. “Assolto” a gran voce dalle forze di governo viene, poi, arrestato per omicidio volontario, commesso in un quadro di corruzione ed estorsioni. A questo punto il capo della polizia scende in campo con uno sbrigativo licenziamento “a mezzo stampa”. Caso chiuso, ma resta un sistema di mancanza di trasparenza e di controlli sulle polizie che nessuno sembra voler vedere e modificare.

Il taser non è né indispensabile né innocuo

Anche di fronte agli ultimi fatti di cronaca in cui l’uso del taser nei confronti di due persone fragili e in stato di agitazione ne ha provocato la morte il ministro, dell’Interno non ha dubbi o incertezze e definisce il taser uno strumento “imprescindibile”e non pericoloso. Non è così, come dimostrano diverse indagini, e questa sicurezza inquieta doppiamente per l’impermeabilità della polizia ad ogni confronto sull’uso delle armi.

L’obiettivo della destra: l’impunità per le forze dell’ordine

Le ripetute condanne dell’Italia per la pratica della tortura durante le giornate del G8 di Genova del luglio 2001 e per l’inadeguata punizione dei responsabili non bastano a indurre il Governo e la maggioranza a interventi che disincentivino fatti analoghi. Al contrario Salvini e la Lega propongono una sorta di “scudo penale” che impedisca il perseguimento dei reati commessi dalle forze dell’ordine.

La polizia e le profilazioni etnico-razziali

Si susseguono, nel nostro Paese, le segnalazioni di organismi internazionali e nazionali sulla diffusione di controlli di polizia ingiustificati, determinati dall’etnia o dal colore della pelle. Il Governo nega e si mostra scandalizzato. Irresponsabilmente ché, per verificare l’attendibilità delle segnalazioni, basterebbe introdurre forme di controllo indipendente, già sperimentate altrove, sugli interventi di polizia.

No al decreto sicurezza! Tutte e tutti in piazza

Fermiamo il decreto sicurezza! Mentre alla Camera inizia l’iter della conversione in legge, nelle piazze si apre una settimana di mobilitazione. La posta in gioco è chiara: siamo di fronte a un’impostazione autoritaria, che tende a trasformare lo Stato sociale in Stato penale e a reprimere il disagio e il dissenso, anche ricorrendo a colpi di mano e alla mortificazione del Parlamento.

Verso uno Stato di polizia

Il decreto legge “sicurezza” varato nei giorni scorsi dal Governo incide pesantemente sulle libertà, sui diritti, sulla convivenza producendo una sterzata del sistema verso uno Stato di polizia. Ciò avviene, in particolare, con la generalizzazione del governo repressivo della povertà, il consolidamento della repressione sistematica del conflitto sociale e del dissenso, l’ampliamento dei poteri e delle tutele attribuiti alle polizie.