Il sentiero della pace in San Paolo

Anche in questa stagione di guerra la pace sembra essere un’aspirazione condivisa. Eppure, nonostante le buone intenzioni e gli sforzi di molti il sentiero della pace è lontano anni luce. A spiegarne il perché sono parole antiche di Isaia e di Paolo secondo cui quel sentiero è inconoscibile dalla ragione, strutturata sulle categorie dell’intelletto, e richiede di percorrere la via dell’agàpe o dell’amore.

Costruire pace o cimiteri?

La pace in Ucraina è possibile ad alcune condizioni, evidenziate in un documento di 30 ambasciatori italiani: 1) il simmetrico ritiro delle truppe e delle sanzioni; 2) la definizione della neutralità dell’Ucraina sotto tutela dell’ONU; 3) lo svolgimento di referendum gestiti da autorità internazionali nei territori contesi». Ma il Parlamento europeo si muove in senso contrario, verso una “pace dei cimiteri”.

Quando il baratro si avvicina la pace diventa possibile

Putin ha perso la guerra e come tutti i tiranni sa che lo aspetta il tradimento dei suoi e la solitudine. Zelensky non l’ha ancora vinta. Ora chi sostiene i due nemici dovrebbe imporsi per evitare l’uso dell’atomica. È nel momento in cui più si avvicina il baratro, irrimediabile, talmente profondo che non riusciamo nemmeno a misurarlo, che la pace diventa possibile.

Ucraina: l’ultimo appello di Francesco

Mentre i rischi di una guerra nucleare si accentuano il papa dedica l’intera riflessione domenicale alla pace. Con un appello più concreto che mai: «tacciano le armi!», e dunque un cessate il fuoco immediato; poi, si ripristini l’integrità territoriale dell’Ucraina; infine, si rispettino i diritti delle minoranze russofone e le legittime preoccupazioni della Russia. È, forse, l’unico equilibrio possibile.

Per una cultura della pace

Per Hegel e Croce, la guerra rinnova l’acqua stagnante. Per i futuristi è igiene del mondo! In realtà, la guerra è la morte del mondo umano! Ad essa non va contrapposto un semplice, generico rifiuto ma una nonviolenza attiva. I conflitti non vanno negati né esorcizzati ma gestiti con azioni resistenti alla violenza e, per questo, costruttive di giustizia.

Un’agenda pacifista, anche per le prossime elezioni

Andiamo a elezioni anticipate mentre infuria una guerra a cui anche l’Italia partecipa. Ciò rende ineludibile, per chi ha a cuore la soluzione (o almeno il contenimento) della crisi sistemica globale in atto, definire un’agenda politica in cui trovino posto non un generico e residuale accenno alla pace e all’ecologia ma alcuni precisi punti programmatici fondati sulla teoria e la pratica del disarmo.

Tacciano le armi, negoziato subito!

Tacciano le armi, negoziato subito! Verso una conferenza internazionale di pace. Queste le parole d’ordine dell’appello lanciato dalla Rete italiana Pace e Disarmo insieme a una ampia coalizione di reti, movimenti, associazioni, sindacati, studenti e giovani per la giornata nazionale di mobilitazione per la pace in tutte le città italiane promossa per il 23 luglio.

Armi all’Ucraina: una ferita che resta aperta

Il confronto auspicato su queste pagine in merito alla congruità dell’invio di armi all’Ucraina da parte della comunità internazionale e al ruolo di quest’ultima in favore della pace e a tutela dei diritti umani nel mondo stenta a decollare. A dimostrazione che la ferita è ancora aperta e difficilmente rimarginabile. Lo dimostra lo scambio tra Pierluigi Sullo e Livio Pepino che si riporta.

Tiziano Terzani e le “Lettere contro la guerra”

«La guerra viene usata oggi per la militarizzazione delle nostre società: opponiamoci! Non votiamo per chi appoggia questa politica, controlliamo dove abbiamo messo i nostri risparmi e togliamoli da qualsiasi società che abbia anche lontanamente a che fare con l’industria bellica. Diciamo quello che pensiamo, quello che sentiamo essere vero: ammazzare è, in ogni circostanza, un assassinio».