Gaza dopo la tregua

Finalmente domenica 19 gennaio, a Gaza, si è spento il fragore delle armi. È una benedizione, ma la tregua è fragile. Occorre un progetto per il futuro il cui caposaldo deve essere la fine dell’occupazione israeliana. Ma non basta. L’avvio della ricostruzione (che sarà un’operazione immane) e la definizione di un governo indipendente della Striscia e dell’intera Palestina richiedono un’amministrazione autorevole dell’Onu.

Onu: il potere di veto e l’ordine degli Stati Uniti

Chi avrebbe detto, all’atto della sua istituzione, che l’Onu sarebbe diventata insignificante nello scacchiere geopolitico e avrebbe potuto addirittura essere definita ”una cricca antisemita”? Eppure è accaduto. Certo, ha giocato l’atteggiamento degli Stati Uniti, ma lo si poteva intavedere da subito, nella previsione del potere di veto, segno di un organismo costituito a uso e consumo dei vincitori della guerra.

La giustizia internazionale alla prova di Israele

A fronte della richiesta di emissione di mandati di arresto nei confronti di Netanyahu e Gallant formulata dal Procuratore della Corte Penale Internazionale, Israele ha reagito non già difendendosi nel merito ma contestando in radice ogni giurisdizione internazionale nei propri confronti. Se passasse una simile posizione sarebbe la fine della giustizia internazionale e della stessa Onu.

L’anatema di Israele contro Francesca Albanese

Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sullo stato dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, afferma che la strage di Hamas del 7 ottobre è stata determinata non da motivi religiosi ma dall’oppressione di Israele. Il governo di Tel Aviv, sotto processo per genocidio, non solo le vieta l’ingresso nel Paese ma chiede al segretario dell’Onu di rimuoverla dall’incarico. L’Italia e l’Occidente tacciono.

Palestina. Uscire dal tunnel: una proposta per la pace

Il conflitto in Palestina ha una caratteristica ineliminabile: nessuna delle due parti scomparirà e, comunque vada, israeliani e palestinesi dovranno convivere in quel tratto di terra. Ciò rende doppiamente urgente il cessate il fuoco: perché non crescano ancora, insieme ai morti, l’odio e la voglia di vendetta e perché l’Onu assuma il controllo di Gaza, avviandone la necessaria (e difficile) ricostruzione.

«Ci vuole coraggio»: le scelte che l’Onu non può eludere

Le parole dell’Alto Commissario Onu per i rifugiati di fronte al Consiglio di sicurezza dell’Onu sono di inusuale nettezza: «Le scelte che voi 15 farete – o non farete – segneranno tutti noi, e le generazioni a venire. Lascerete che questo puzzle di conflitti si completi di atti aggressivi a causa della vostra disgregazione o di semplice negligenza? O sarete coraggiosi e intraprenderete i passi necessari per far ritorno dagli abissi?».

Israele. Muoia Sansone

Con la rappresaglia bellica, Israele rischia, come nel mito biblico di Sansone, di provocare anche a se stesso ingenti danni. E ciò benché ci siano alternative: dimissioni del Governo Netanyahu, liberazione di Marwan Barghouti, piano per una confederazione israelo-palestinese, dispiego dei “caschi blu” dell’ONU nei Territori. Utopie? Probabilmente. Ma è tempo di provarci e di smettere di versare sangue.