Sanità. Scioperiamo per non doverci licenziare

In Piemonte ogni giorno un medico si dimette dagli ospedali per lavorare nel privato o aprire una partita Iva. È la reazione alla situazione del servizio sanitario pubblico, insostenibile per i medici e gli infermieri e per i cittadini. Ma una soluzione giusta non può essere individuale. Deve essere collettiva. Per questo abbiamo scioperato. Abbiamo chiuso gli ospedali un giorno perché non debbano chiudere per sempre.

La grande fuga dal pronto soccorso. 4) Consunzione

Il sistema del pronto soccorso vive una crisi evidente che accelera il processo di usura e provoca l’abbandono progressivo dei medici. C’è una sola soluzione per affrontarla: distribuire il carico di lavoro divenuto intollerabile, o affidando i turni in pronto soccorso agli specialisti che lavorano in altri ambiti o aumentando il numero degli urgentisti e prevedendo un contratto apposito con tutele specifiche.

La grande fuga dal pronto soccorso. 3) Aggressioni e gettoni

Le aggressioni al personale in pronto soccorso sono quotidiane. Non ci si fa neanche più caso, salvo che siano di particolare violenza. Ma, spesso, l’insofferenza dei pazienti dipende da un’organizzazione inadeguata e da carenze di personale. Alle quali si cerca di sopperire con medici “a gettone”, quando è evidente che si dovrebbe, invece, investire sui medici d’urgenza in modo da evitare che fuggano…

La grande fuga dal pronto soccorso. 2) The Mission

In Pronto soccorso si salvano vite, certo, ed è bellissimo quando accade. Ma si è anche testimoni diretti del momento peggiore della vita di tantissime persone. Per questo il lavoro del medico di pronto soccorso ha un carico emotivo elevatissimo che va affrontato e non nascosto sotto il tappeto. Perché fare il medico o l’operatore sanitario è un lavoro, seppur particolare, e non una missione.

I medici e la guerra (a Gaza e non solo)

L’articolo 3 del codice deontologico dei medici italiani prevede che «dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, in tempo di pace come in tempo di guerra». Non sarebbe conseguente promuovere una campagna per l’immediato cessate il fuoco in Palestina e in Ucraina e contro la guerra in generale?

I medici a gettone e la sanità pubblica

I medici a gettone sono diventati parte rilevante dell’assistenza ospedaliera. È, per il Servizio sanitario nazionale, l’inizio della fine. Basta fotografare i rientri in Pronto Soccorso di pazienti appena dimessi, i tempi di degenza, l’adeguatezza nell’esecuzione degli esami diagnostici. Il rimedio sarebbe semplice: considerare il Servizio sanitario un bene comune prezioso in cui investire. Ma non sembra che sia così.

La sanità in appalto

Siamo arrivati ai bandi per la fornitura di servizi ospedalieri di ostetricia e ginecologia. Accade a Modena. La privatizzazione si estende e tocca settori fondamentali. E non basta. Senza un cambio di direzione politica e una programmazione di ampio respiro, in sanità ci aspetta di peggio: una ulteriore privatizzazione con l’autonomia regionale differenziata.