Mafia. A 40 anni dal maxiprocesso

40 anni fa, il 10 febbraio 1986, iniziava a Palermo il maxiprocesso a Cosa Nostra. Fu un fatto epocale in cui, per la convergenza di molti elementi, si accertò, anche in sede giudiziaria, l’esistenza della mafia e se ne condannarono molti esponenti di primo piano. Ma né allora né oggi se ne sono tratte le conseguenze necessarie. Forse sarebbe tempo di cominciare a farlo, anche tenendo conto dei cambiamenti intervenuti.

Stato e mafia: una rapporto articolato e non lineare

Lo Stato si sta trasformando a immagine e somiglianza della mafia? Non mancano indicazioni in tal senso. Ma il processo in atto è complesso e articolato. Più che di fronte alla privatizzazione dello Stato, o a un modello mafioso, ci troviamo di fronte a una sfera pubblica sovraccarica di comunicatori e comunicazioni che producono e diffondono discorsi posticci. È lì che dobbiamo intervenire.

Per il futuro dello Stato il modello della mafia

L’estremismo liberista porta alla privatizzazione dello Stato. Sembra al fascismo? Sembra più ancora alla mafia. Il sistema mafioso, infatti, non è ormai solo “criminalità organizzata”, infiltrata, laterale, parassitaria e predatoria. È un sistema socio-politico, è l’altra faccia della crisi degli Stati. È la distruzione degli Stati e la personalizzazione della politica, la forma politica di sbocco della crisi storica dello Stato “borghese”.

Gli omicidi in Italia: un delitto in costante calo

Secondo i dati Eurostat l’Italia è, con riferimento agli omicidi commessi, uno dei Paesi europei più sicuri. Lo conferma l’ultimo rapporto della Direzione Centrale della Polizia Criminale, da cui si apprende che, anche nell’ultimo decennio, gli omicidi nel nostro Paese sono diminuiti, passando da 475 a 319 (con una caduta verticale di quelli di mafia o di criminalità organizzata).

Morire di 41 bis?

C’è un anarchico, Alfredo Cospito, in sciopero della fame da oltre un mese per protesta contro il 41 bis e l’ergastolo ostativo. La sua è una scelta estrema che interpella le coscienze e le intelligenze di tutti e che dovrebbe indurre la politica e l’amministrazione penitenziaria a rivedere una situazione carceraria insostenibile. È improbabile che ciò accada ma non è una buona ragione per accettarlo acriticamente.

Il Governo della destra e i conti aperti con il neofascismo e lo stragismo

Non basta, onorevole Meloni, la condanna formale del fascismo storico. Il Paese ha bisogno di verità e di presa di distanza dalle stragi del neofascismo che hanno insanguinato il Paese anche in epoca repubblicana. Rimuoverle, come Lei sta facendo, con le parole e con i fatti, significa condannare il Paese a uno stato di democrazia incompiuta, sempre esposta al pericolo di rivivere quel passato.