Aumenta l’occupazione? Quella avvelenata

La strombazzata crescita occupazionale di giugno 2022 occulta una realtà assai meno brillante: le posizioni a tempo indeterminato aumentano in modo molto modesto, crescono le posizioni in somministrazione e i lavori intermittenti, diminuisce il numero medio di giornate retribuite, crescono i contratti di breve e brevissima durata. La linea di tendenza è chiara: cresce lo sfruttamento e diminuiscono i diritti.

2022: Un Paese in grave sofferenza

La crisi di governo è aperta. Tutti la deplorano ma pochi segnalano la situazione sociale drammatica e l’inadeguatezza degli interventi per contenerla messi in campo dal governo (che, anzi, avrebbe voluto ridimensionarli). Un quadro impietoso della situazione viene dal Rapporto 2022 dell’Istat che evidenzia, tra l’altro, una povertà assoluta in costante aumento.

Il rifiuto del lavoro tra “miserie del presente e ricchezza del possibile”

Dal 2019 ad oggi sono circa un milione le persone che in Italia hanno deciso di lasciare il proprio lavoro. E molte di più in altri paesi dell’occidente. Ciò riapre il dibattito sul senso del lavoro (modo per guadagnarsi da vivere, attività necessaria per l’esistenza della società o impegno gratificante in sé) e sulla necessità della sua valenza produttiva.

Disuguitalia 2022

Il titolo del Report del 2022 di Oxfam Italia, Disuguitalia, riassume in maniera icastica la situazione del nostro Paese, anche rispetto al mondo del lavoro, caratterizzato da marcate forme di sfruttamento. Il quadro, desolante, è di un mercato che ripropone un lavoro iniquo, sottopagato, discontinuo, insicuro, dal valore sociale scarsamente riconosciuto, con ampi divari territoriali, generazionali e di genere.

Verso un’economia di guerra

Nessuno, due mesi fa, immaginava che la guerra avrebbe sconvolto, in poche settimane, anche le prospettive della nostra economia. Invece, è tornato lo spettro della recessione, con l’inflazione mai così alta da 30 anni a questa parte, e il PNRR già superato nella sua impostazione di fondo. Purtroppo, siamo solo all’inizio e ormai si parla apertamente di economia di guerra.

Delocalizzazioni, ipocrisia normativa e complicità sindacale

Le aziende si spostano dove sono attratte dal basso costo delle merci e del lavoro per poi ripetere altrove, quando vien meno la convenienza, la stessa operazione. Per prevenire il fenomeno basterebbe prevedere l’intervento dello Stato, tassare la reimportazione dei prodotti delocalizzati o seguire altre proposte che sono sul tappeto, ma partiti e sindacati sembrano non accorgersene.

vergogna

La vergogna dei manganelli sugli studenti

Le cariche indiscriminate della polizia contro gli studenti, che manifestavano pacificamente in tante città italiane, non possono passare sotto silenzio, coperte in questi giorni dal triste spettacolo della politica nel Parlamento. Protestavano per la morte di Lorenzo Parelli, il ragazzo di soli 18 anni, ucciso da una trave d’acciaio l’ultimo giorno del suo stage formativo.

Dieci spunti sulla questione sindacale

Negli ultimi decenni il sindacato non ha saputo ridefinirsi in modo coerente con le trasformazioni del mondo lavoro e si è trasformato in una struttura elefantiaca sempre più staccata dai lavoratori. Recuperare il terreno perduto è difficile ma occorre provarci, cominciando con l’unione e la semplificazione delle proprie strutture e l’elaborazione di un punto di vista critico sul modo di produrre e su cosa produrre.

Sorpresa: negli Usa i lavoratori si ribellano!

C’è, nel mondo del lavoro statunitense, un fatto straordinario. Con l’uscita dalla pandemia si sta assistendo a una scarsa disponibilità dei lavoratori a riprendere l’attività alle condizioni precedenti, a dimissioni di massa, a scioperi per ottenere condizioni di lavoro più dignitose. È una inversione di tendenza inattesa, che potrebbe rendere la società statunitense finalmente un po’ meno diseguale.