Francesca Coin, Le grandi dimissioni (Einaudi, 2023)

In Italia nel 2021 si sono registrati 1.900.000 casi di dimissioni dal lavoro che nel 2022 sono diventati 2.200.000. Negli USA i numeri sono ancora più eclatanti e il fenomeno riguarda tutto il mondo occidentale e non solo. Merito del saggio di Francesca Coin è di averlo spiegato nel contesto di precarietà, insufficienza di organici, aleatorietà di orari e retribuzioni che caratterizza il mondo del lavoro.

Un Governo che odia i poveri e i lavoratori

Ci si può aspettare, da un Governo che affida il tema del lavoro a Elvira Calderone e Claudio Durigon, la disponibilità a introdurre il salario minimo per legge? Difficile pensarlo anche alla luce delle sue molte scelte politiche contro i lavoratori. Il 70% degli italiani è favorevole alla introduzione della misura, ma poco importa. Della serie: chi se ne frega. È la postdemocrazia, bellezza.

L’autoritarismo e il bellicismo della destra si battono solo con il loro contrario

Meloni e il suo circo, vincenti per grazia ricevuta, percorrono con più arrogante protervia tutte le strade già aperte dal centrosinistra, dalla guerra all’attacco ai diritti dei lavoratori, alla lottizzazione. Invertire la tendenza è difficile ma bisogna provarci. Per farlo, occorre prima di tutto ricostruire un pensiero critico alternativo a quello di una destra oggi egemonizzata dai neofascisti.

Rapporto Italia 2023

“Il dovere di avere coraggio” è il titolo dell’editoriale del Rapporto Italia 2023 di Eurispes. Un evidente ottativo, a fronte di una fotografia assai problematica della realtà del Paese in cui – come evidenzia il dossier – le difficoltà delle famiglie sono cresciute in tutti i settori, il 75,1% degli italiani ha visto aumentare i prezzi e il 53,8% indica un peggioramento dell’andamento dell’economia.

La doppia morte dei naufraghi di Cutro

Dopo la tragedia di Cutro era lecito attendersi che il Governo intervenisse sui canali di ingresso di lavoratori stranieri e sulle procedure per un accesso sicuro ai richiedenti asilo. Nulla di tutto questo. Al contrario, Governo e Parlamento hanno limitato la protezione speciale per chi rischia, nel proprio Paese, violazioni del diritto al rispetto della vita privata e familiare. Così i morti di Cutro sono morti una seconda volta.

Questo primo maggio

Lunedì non sarà un primo maggio di festa. Governo e maggioranza stanno assestando un colpo di grazia ai diritti strappati in decenni di lotte e sopravvissuti al fuoco dei cecchini. E manca una reazione adeguata: i sindacati non osano neppure pronunciare la parola sciopero e, quel che è peggio, nei luoghi di lavoro prevale la rassegnazione. Bisognerà lavorare sodo per tornare ad avere un primo maggio di lotta.