Kurdistan: la mossa di Ocalan

Il 12 maggio il Pkk ha annunciato il proprio scioglimento e la continuazione della lotta con strumenti politici. Molti, tra i Kurdi, non capiscono e sono perplessi. Per il Pkk la scelta, subordinata ad alcune condizioni tra cui la liberazione di Ocalan, è necessitata e coerente con l’analisi della situazione del paese. Ma ora occorrono risposte del Governo turco e dalla comunità internazionale, che tardano ad arrivare..

Una nuova fase politica in Kurdistan?

Dopo decenni di guerra, si susseguono, in Kurdistan, segnali di distensione. Per la prima volta uno dei partiti di governo tenta un approccio con la resistenza kurda, dopo 43 mesi l’isolamento di Ocalan si attenua, lo stesso Erdogan si dichiara stanco di guerra. Segnali significativi ma, parallelamente, la repressione continua, durissima. Saranno i prossimi mesi a dire se davvero si apre una nuova stagione.

Il genocidio rimosso del popolo ezida

Dieci anni fa, nel nord ovest dell’Iraq, al confine con la Siria e la Turchia, l’Isis consumò un vero e proprio eccidio del popolo ezida, nel silenzio o con la complicità degli Stati vicini. In difesa degli ezidi si schierarono solo il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) e le unità di resistenza curde del Rojava (YPG e YPJ). Ancora oggi la persecuzione continua. Per gli ezidi e la loro sopravvivenza è una corsa contro il tempo.

Quando diritti e libertà non valgono: l’Occidente e il genocidio dei kurdi

Mentre l’Occidente si indigna e si commuove (giustamente) per i bombardamenti sull’Ucraina e invia armi a Kiev, in Siria e in Iraq si consuma il tentativo di annientamento del popolo kurdo da parte di Turchia e Iran. Il silenzio delle cancellerie di Europa e Stati Uniti mostra l’ipocrisia della proclamata intangibilità di diritti e libertà che o valgono per tutti o, semplicemente, non esistono.

Imrali. L’isola carcere di Öcalan

Öcalan, leader del PKK, è detenuto da 23 anni a Imrali, piccola isola del mar di Marmara, in cui c’è solo il carcere. Un penitenziario isolato dalla terraferma, giunto a contenere 240 prigionieri ma oggi riservato a lui (e da qualche anno ad altri tre detenuti), senza contatti con avvocati e familiari. È la più clamorosa violazione dello stato di diritto a cavallo tra Asia ed Europa.

Delitti di Stato e crimini di guerra

La conclusione dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio di Giulio Regeni, che ha indicato precise responsabilità del Governo egiziano, e l’apertura della 26ª Conferenza degli Stati aderenti alla Convenzione sulle armi chimiche, pur tra loro diverse, richiamano entrambe la Comunità internazionale ad agire concretamente contro i delitti di Stato e i crimini di guerra.