No al nuovo invio di armi italiane in Ucraina

La proroga dell’autorizzazione alla fornitura di armi all’Ucraina fino al 31 dicembre 2025 va contro la pace, la Costituzione italiana e gli stessi interessi della popolazione ucraina (che in sempre maggior numero rifiuta di andare a combattere, come dimostrano gli 800.000 renitenti alla leva). Per questo chiediamo ai parlamentari di rifiutare la conversione del decreto legge autorizzativo.

Rapporto Italiani nel Mondo 2024

I dati del “Rapporto Italiani nel Mondo 2024” sono univoci. Dal 2006 gli italiani all’estero sono raddoppiati e sono oggi oltre 6,1 milioni. La maggior parte sono giovani tra i 18 e i 34 anni o giovani adulti. Da notare che a tali partenze non corrispondono altrettanti “ritorni” ma una desertificazione dei territori, soprattutto delle aree interne i cui abitanti, da 2014, sono diminuiti del 5%, cioè di 700mila unità.

L’Italia dei sonnambuli

Il 57° Rapporto del Censis offre, come ogni anno, un’analisi della situazione socioeconomica del Paese. La ricchezza dei dati (tra l’altro su cittadini, famiglie, occupazione, diritti, economia, Pil eccetera) si accompagna a valutazioni amare sul venir meno di gran parte dei meccanismi di mobilità sociale e, insieme, sulla mancanza di traguardi condivisi, quasi che la società italiana sia affetta da sonnambulismo.

Via della seta addio, prima gli interessi Usa

La decisione del Governo Meloni di uscire dalla cosiddetta “via della seta cinese” è un evidente cedimento agli interessi degli Stati uniti e alla loro nuova politica di protezionismo aggressivo. Ma è un grave errore strategico: da un lato danneggia l’economia nazionale, dall’altro, contribuendo alla divisione del mondo in due grandi blocchi commerciali, di “amici” e “nemici”, aggrava le tensioni e i conflitti internazionali.

“Arming Europe” – L’Europa si arma

La denuncia è di un rapporto di Greenpeace. Nell’ultimo decennio, la spesa per le armi nei Paesi Nato dell’Unione europea è cresciuta 14 volte più del loro Pil complessivo. In Italia la spesa per i nuovi sistemi d’arma è passata da 2,5 miliardi di euro a 5,9 miliardi. Un passo verso la militarizzazione che rischia di destabilizzare ulteriormente l’ordine internazionale e anche di rallentare la crescita dell’economia.