Viva il Belpaese in cui l’evasione fiscale cresce e si riducono le tasse ai ricchi!

A dirlo è il Ministero dell’Economia e delle Finanze: nel 2022 (anno di insediamento del Governo Meloni) l’evasione fiscale è aumentata di 19 miliardi rispetto all’anno precedente, passando da 82,4 a 101,5 miliardi. L’importo è simile a quello della finanzia in preparazione in questi giorni. L’allegra risposta del Governo è la quinta puntata della sanatoria fiscale e la riduzione delle imposte ai contribuenti più ricchi.

Del caffè e delle carte di credito

I cambiamenti della vita quotidiana, più ancora delle grandi analisi politiche, ci dicono dove va il mondo e dove andiamo noi. L’uso della carta di credito ne è una cartina di tornasole. Non ha abolito l’evasione fiscale ma, piuttosto, l’elemosina e, soprattutto, ci spinge a vivere sul debito. E, poi, è certamente una comodità ma ci fa vendere una marea di informazioni sensibili a chi può controllarle e controllarci. Pensiamoci…

Un nuovo favore agli evasori: il concordato preventivo

Il ministero dell’Economia segnala che il 68,5 per cento di lavoratori autonomi e imprenditori evade, in misura maggiore o minore, l’imposta sui redditi. E cosa fanno Governo e Parlamento? Introducono un “concordato preventivo”, cioè una proposta dello Stato che, ove accolta, metterà il destinatario al riparo da controlli per due anni. Una pacchia per gli evasori! E un danno ingente per lo Stato (cioè per tutti noi).

Arridateci la Fornero!

C’era una volta la riforma delle pensioni, con lacrime, di Elsa Fornero. Oggi, nel paese occidentale in cui si muore di più sul lavoro, l’asticella continua a salire: quota 100, poi 101, poi 102, 103 e ora con il Governo Meloni addirittura quota 104, che vuol dire 63 anni d’età e 41 di contributi. Questa volta senza le lacrime, perché Giorgia Meloni e i suoi ministri sono molto più bravi a far piangere i poveri cristi che a versare lacrime in proprio.

Giorgia Meloni, le tasse e il pizzo di Stato

Nel Paese europeo con la più alta evasione fiscale pro-capite la presidente del Consiglio, rivolta ai piccoli commercianti, definisce le tasse “un pizzo”. E lo fa in un comizio elettorale a Catania, città dove il pizzo mafioso è storicamente assai noto. Da Berlusconi a Meloni. Come scriveva Pasolini, «lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale».

Italia, un paese di infedeli…

Secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate «sono 19 milioni le persone che hanno debiti con il fisco». L’ammontare complessivo di tutti i debiti da riscuotere (non solo tasse ma anche multe stradali etc.) è di 1.100 miliardi di euro. In media si tratta di oltre 57 mila euro a testa. Ma le medie – si sa – hanno solo valore statistico. In concreto, grazie anche all’evasione, crescono le disuguaglianze.

Un calcio al debito

Il debito pubblico del nostro Paese è un peso insostenibile, un fardello da cui liberarsi, una catena da spezzare. In un dossier l’indicazione di alcune modalità per farlo, andando a prendere la ricchezza dov’è, con un sistema fiscale progressivo, un’imposta sulle successioni, una diversa modulazione dell’Iva, una seria lotta all’evasione.