Palestina: un genocidio in nome di Dio

Ci sono, nell’informazione sul genocidio in atto in Palestina, due omissioni gravissime. La prima riguarda il fatto che quello di Israele è, a differenza del colonialismo classico, un “colonialismo d’insediamento” che non si limita a sfruttare i nativi ma li caccia dai loro territori. La seconda è l’occultamento della circostanza che la cacciata dei palestinesi e il loro genocidio sono realizzati, ed è la cosa più terribile, in nome di Dio.

Israele come Abramo

C’è, al fondo dell’annientamento del popolo palestinese, un che di culturale, che riporta l’ebraismo alle radici, al sacrificio, da parte di Abramo, del figlio Isacco. Ma allora Dio inviò un angelo a impedire quel sacrificio insensato mentre oggi, in questo martoriato angolo di mondo, di angeli non se ne vedono e tanto meno divinità capaci di sventare disastri. Si consumano così un’assurda tragedia e il suicidio di Israele.

Piemonte: “Dio, patria e famiglia” sulla pelle delle donne

Da quattro anni la maggioranza del Consiglio Regionale del Piemonte conduce una campagna contro la legge sull’interruzione di gravidanza e l’autodeterminazione delle donne, tra l’altro devolvendo risorse al privato integralista e facendolo entrare in ospedali e consultori. L’ultima tessera del mosaico è il raddoppio dello stanziamento per il Fondo Vita Nascente: un milione, di cui 250mila euro per propaganda e consulenze.

Pasqua di resurrezione: non solo per i cristiani

Pasqua 2023, Pasqua di guerra. E di riflessione. Su un Dio fragile che soffre con gli uomini e per questo è credibile. Pasqua ci propone un Dio radicalmente dedito all’umano. Il Dio dei Vangeli, che ha voluto abitare il creato con sudore, lacrime, sorrisi, lutti e feste e che, per questo, ci interpella con l’unico argomento che vale davvero: l’essere stato con noi. E che ci mostra la strada, nonostante tutto: resusciteremo con lui.

Giobbe e la Shoah

Dopo Auschwitz si ha il dovere di dubitare anche delle figure più insospettabili. Persino di Giobbe, simbolo della sofferenza e dell’ingiustizia subìta. Perché spesso quest’ultima e l’ingiustizia agìta si intrecciano. Come quando, ritenendoci giusti ed essendo considerati tali, con il nostro disimpegno e il nostro disinteresse perpetuiamo l’ingiustizia, magari inconsapevolmente, nei confronti degli altri.

Il re di Norvegia, i migranti, l’accoglienza

«Siamo tutti norvegesi: ragazze che amano altre ragazze, ragazzi che amano altri ragazzi, e ragazze e ragazzi che si amano tra loro. I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto o in nulla. Alla Norvegia appartengono tutti gli esseri umani che ci vivono per quanto diversi tra loro possano essere. Sono norvegesi anche quelli venuti da lontano». Parola di re Harald V.