2 giugno: quale festa per quale Repubblica?

2 giugno: festa della Repubblica. L’impulso, nei tempi oscuri che attraversiamo, è scrivere di ciò che minaccia la Repubblica: la politica bellicista, l’autonoma differenziata, il presidenzialismo, la disumanizzazione dei migranti, la repressione del dissenso. Ma c’è un modo diverso per festeggiare il 2 giugno: ricordare le lotte di chi pratica la democrazia conflittuale e sociale, e parteciparvi.

Antifascismo 2023

Mentre celebriamo l’antifascismo, la sua storia gloriosa e il suo esito politico – la Costituzione, la nascita della democrazia, la Dichiarazione dei diritti umani – nei nostri paesi, per effetto di decisioni prese in modo democratico, si perseguita, si arresta, si respinge, si rifiuta, si tortura, si lascia morire chi vorrebbe partecipare alla nostra storia. Su questo crinale si gioca il nostro antifascismo.

Un altro regionalismo è possibile

Non è l’autonomia regionale in sé ad essere eversiva, ma quella che si prospetta: un’autonomia appropriativa e separatista che integra una sorta di secessione dei ricchi. Ad essa va contrapposta una devoluzione di competenze che consenta, traendo ispirazione dai principi costituzionali, una redistribuzione delle risorse idonea a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza delle persone nei territori svantaggiati.

La sinistra e la critica necessaria del capitalismo

Occorre essere folli o ciechi per ignorare che il capitalismo è un sistema fallimentare. Tale fallimento si manifesta sotto tre profili ad esso coessenziali: la crescente disuguaglianza sia a livello mondiale che all’interno dei singoli paesi, la tenuta della democrazia e la crisi climatica. Da tale situazione non si esce senza una critica radicale al sistema capitalistico. È tempo che la sinistra ne tragga le conseguenze.

A cosa serve la cultura?

La cultura è fondamentale, soprattutto nei momenti di crisi. Ci serve, anzitutto, ad acquisire e salvaguardare uno spirito critico e, poi, a regalarci le parole il cui uso appropriato è direttamente proporzionale al grado di sviluppo della democrazia e dell’uguaglianza delle possibilità. Poche parole e poche idee, poche possibilità e poca democrazia; più sono le parole che si conoscono, più ricca è la vita democratica.

Contro il fascismo, Torino reagisce

L’antifascismo non è un’opinione fra le altre. È il fondamento della Repubblica nata dalla Resistenza, ne esprime l’essenza, ne costituisce i pilastri portanti, attraversa tutta la Costituzione. E non è solo questo. È la costruzione di una società eguale, effettivamente libera, solidale, emancipata. Già una volta il fascismo ha tradito l’Italia: non permettiamo che accada ancora!

Elezioni e dintorni: uno scenario post-apocalittico

Lo scenario è post-apocalittico. Abitato, ma dai morti. Che raccontano di essere vivi, brindando a una minima variazione elettorale. I vivi sono nascosti, attendono. Che nel deserto spunti un segno, un fiore, una goccia d’acqua, un po’ di vento. Per uscire dai loro rifugi e respirare il profumo di quella grande utopia che è stata la democrazia liberale. Un posto che sapeva di vita, non di morte.

Esiste davvero un “pericolo anarchico”?

A margine dello sciopero della fame di Alfredo Cospito i media e la politica si sono rincorsi nella denuncia di un incombente “pericolo anarchico”. Ma esiste davvero questo pericolo? È lecito dubitarne posto che negli ultimi decenni il solo fatto di violenza alle persone rivendicato da anarchici è stato il ferimento dell’ingegner Adinolfi. Altri sono i veri pericoli per la nostra democrazia.