Invisibili. Il carcere che non si vuole vedere

“Ariaferma”, ultimo film di Leonardo di Costanzo, ha un grande pregio: descrive il carcere com’è e smonta molti luoghi comuni. Perché la realtà italiana ci restituisce un carcere in cui le condizioni dei detenuti peggiorano di giorno in giorno e crescono violenza e segregazione. Nonostante la previsione costituzionale sulla funzione rieducativa della pena.

Troppa solidarietà per Emilio: deve tornare in carcere!

Laboratorio Val Susa. Con un blitz spettacolare e surreale, Emilio Scalzo, esponente No Tav colpito da un mandato di arresto europeo per un fatto commesso in una manifestazione in Francia, viene prelevato da casa, dove si trova agli arresti domiciliari in attesa di estradizione, e tradotto in carcere: non per violazione di obblighi ma per le iniziative di solidarietà in corso nei pressi di casa sua.

Ariaferma

Ariaferma, ultimo film di Leonardo Di Costanzo, proietta la realtà del carcere più di mille documentari. Merito della sua umanità a tratti devastante. Lo sfondo è un vecchio penitenziario sardo; la vicenda il confronto-incontro di un boss della camorra e del capo delle guardie penitenziarie; l’interpretazione, in una autentica gara di bravura, di Silvio Orlando e Toni Servillo.

Tortura: i procedimenti in corso in Italia

Quattro anni fa è stato introdotto nel nostro codice penale il reato di tortura. Oggi, nonostante la formulazione riduttiva, se ne vedono i primi effetti. Un dossier di Antigone segnala, limitatamente a fatti avvenuti in carcere, le prime due condanne e i numerosi procedimenti in corso, da Torino a Santa Maria Capua Vetere.

​Appoggiare un ginocchio a terra

Inginocchiarsi contro il razzismo è un segnale importante. E, se è vero che il calcio è un grande fenomeno sociale, allora i calciatori devono avere coscienza dei segnali che lanciano con il loro comportamento. Non si tratta di imporre alcunché. Ma è sintomatico e preoccupante che i nostri campioni del pallone non colgano il senso di quel gesto.

«Li abbattiamo come vitelli», ovvero la costruzione dell’immaginario delle torture

«Li abbattiamo come vitelli» è una delle frasi utilizzate in chat tra alcuni agenti penitenziari prima del sistematico pestaggio dei detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere: una tortura a tutti gli effetti. Ma la tortura non nasce mai dal nulla. Qui affonda le radici nella costruzione dell’immagine del detenuto come “vuoto a perdere”.