Clima e ambiente: lo sconfortante bilancio del 2025

In chiusura del 2025 molti organismi di studio e controllo forniscono dati e notizie sullo stato di salute del pianeta. Il quadro complessivo è sconfortante: la quantità di gas alteranti prodotta nel mondo non è mai stata così alta, l’aumento delle temperature ha superato la soglia critica, l’utilizzo del petrolio e del carbone non accenna a diminuire. Ma alcuni nodi di queste politiche dissennate cominciano a venire al pettine.

Stati Uniti: ambiente e terre pubbliche sotto attacco

Col ritorno di Trump al governo è in atto il più grande assalto mai avvenuto negli Stati Uniti contro le terre pubbliche e le persone che le proteggono. Ad essere colpiti sono i parchi naturali (con concessioni per trivellazioni, estrazioni di minerali e disboscamento) e le agenzie federali di tutela (con licenziamenti in massa) mentre è ripresa alla grande la combustione del carbone e sono incentivate le grandi opere.

“Il verde vince”? È possibile, ma nel conflitto

La crisi climatica si supera solo liberandoci dalla dipendenza dal carbone e dal nucleare. La tecnologia e la scienza oggi lo consentono. Ma le grandi lobby petrolifere e le destre a livello mondiale si oppongono. Per uscire dall’impasse occorre, da parte delle forze progressiste, una scelta di campo netta e irreversibile, nella consapevolezza che, come tutte le grandi trasformazioni, anche quella ecologica non avverrà senza conflitti.

Le chiacchiere della COP27 e le alternative possibili

Anche la COP27 si sta chiudendo con molte chiacchiere e poca sostanza. Il clima è sparito dall’agenda politica che coglie ogni nuova emergenza per parlare d’altro. Ma su altri fronti arrivano segnali di speranza: ricerca scientifica e crescita prorompente delle energie rinnovabili indicano la strada. Comportamenti virtuosi e scelte politiche coraggiose potrebbero rallentare e fermare la corsa verso il baratro.

Clima. Ogni ulteriore ritardo significa morte

A dirlo non sono soltanto Greta e gli ambientalisti più rigorosi. Le parole sono del segretario generale delle Nazioni Unite: «La rinuncia degli Stati a una leadership climatica è criminale. Ogni ulteriore ritardo significa morte. Ovunque c’è gente ansiosa e arrabbiata. Lo sono anch’io. Ora è il momento di trasformare la rabbia in azione. Ogni frazione di grado conta, ogni voce può fare la differenza. E ogni secondo conta».

Germania: addio al nucleare (ma non è tutto oro…)

Con la fine del 2022 la Germania chiuderà definitivamente tutte le sue centrali nucleari. È l’esito di un percorso durato oltre 45 anni e non sempre lineare, che va salutato con soddisfazione. Restano peraltro aperti non pochi problemi legati in particolare al mantenimento, almeno fino al 2030, di centrali a carbone altamente inquinanti.