Manovra 2026: armi e austerità

Dimenticate le promesse elettorali e le invettive di un tempo, oggi il Governo indossa l’elmetto e sacrifica welfare e salari. La manovra, da 18 miliardi di euro, è, infatti, in gran parte costruita su tagli alla spesa pubblica e su entrate una tantum. È la logica del rigore, tornata a dominare dopo la parentesi pandemica e la sospensione del Patto di stabilità. Salvo che per le armi. Per i missili, i cannoni, i carri armati, non ci sono vincoli di bilancio.

Alla canna del gas

Aldilà del trionfalismo di facciata, l’inadeguatezza della legge di bilancio è conclamata: meno soldi agli enti locali, finanziamento insufficiente per sanità e istruzione, innalzamento dell’età pensionabile, nulla per compensare gli aumenti di luce e gas. I posti di lavoro in più sono quelli nei servizi, precari e sottopagati. In compenso cresce la spesa per armamenti e aumenta la sudditanza alle richieste degli Stati Uniti.

Un’Europa federale per uscire dalla palude

Tra ritorno all’austerità e riarmo, l’Unione Europea, dimentica della propria storia, non riesce a esprimere alcuna idea rinnovatrice ed è sempre più simile alla confederazione intergovernativa voluta dalle destre. Per uscire dalla palude bisogna rimettere in discussione questo assetto. Qui sta il ruolo di una sinistra non subalterna e capace di intercettare le aspirazioni profonde soprattutto dei giovani.

Austerità, neoliberismo, autoritarismo

Un recente volume di Clara E. Mattei (“Operazione austerità. Come gli economisti hanno aperto la strada al fascismo”, Einaudi, 2022) ricostruisce in chiave storica ed economica il fenomeno dell’austerità, mettendolo in relazione alla nascita dei regimi autoritari. La conclusione è che l’austerità non è una scelta tra diverse opzioni possibili ma un elemento fondante del rapporto tra neoliberismo e autoritarismo.

Tra la pandemia e la guerra: i rischi dell’economia italiana

È difficile, in presenza di una guerra, azzardare previsioni su cosa succederà all’economia. Ma, in ogni caso, di fronte a un’Europa che cresce mentre l’Italia non ne è capace, è prevedibile che l’idea di aiutare l’Italia diventi sempre più impopolare nei paesi europei economicamente forti e che le politiche di austerità diventino sempre più popolari. Con conseguenze che sarebbero drammatiche.