Askatasuna, No Tav e le nuove frontiere della repressione

La Procura di Torino contesta a 16 militanti di Askatasuna e no Tav il reato di associazione a delinquere per commettere atti di resistenza a pubblici ufficiali. I ministeri degli interni e della difesa chiedono agli stessi militanti risarcimenti milionari per le attività info investigative e di tutela dell’ordine pubblico e per danni di immagine. C’è da non crederci, eppure sono le nuove frontiere della repressione.

C’è un giudice a Reggio Calabria

C’è un giudice a Reggio Calabria. La Corte d’appello reggina ha assolto Mimmo Lucano da tutte le accuse, salvo un “peccato veniale” sanzionato con una pena condizionalmente sospesa. La serie impressionante di delitti (a cominciare dall’associazione a delinquere) per i quali Lucano era stato condannato dal Tribunale di Locri a 13 anni e 2 mesi di reclusione (e i suoi coimputati a pene elevatissime) semplicemente non esiste.

Distorsioni di un GIP: sindacati e associazioni a delinquere

L’associazione a delinquere è un delitto che richiede, oltre al numero delle persone e alla stabilità del vincolo associativo, il programma concordato di commettere un numero indeterminato di reati specifici. Sembrano dimenticarlo la Procura e il GIP di Piacenza che la contestano, con tanto di misure cautelari, ai coordinatori di due sindacati della logistica accusandoli di … fare i sindacalisti.

Contro la repressione del sindacalismo di base

Il 19 luglio a Piacenza militanti del sindacalismo di base (SI Cobas e Usb) sono stati di nuovo sottoposti a misure cautelari. La Procura riprende una impostazione già smentita dai giudici e si spinge a configurare le organizzazioni sindacali come associazioni a delinquere. È un attacco senza precedenti – come denuncia un appello di intellettuali e giuristi – contro i diritti dei lavoratori nel settore della logistica.