La scena ferragostana sul tropicale – mattane del narcisista folle Donald Trump a parte – è stata invasa e inselvatichita dalla presenza di tre finte-bionde spintonanti, che ripropongono, a differenti livelli e in sedi diverse, il peggio del maschilismo tracotante; riciclato dalle carrieriste dell’altro sesso come strumento di auto-promozione. A riprova della liquidazione da parte loro del sogno-speranza di mezzo secolo fa, che l’avvento del femminile significasse l’ingentilimento delle mentalità. Una società meno aggressiva e più solidale. La critica dell’homo homini lupus neoliberista.
Difatti Giorgia Meloni ce la mette tutta nell’esibire la propria muscolarità attaccabrighe al livello europeo, facendo a cartellate con il premier spagnolo Pedro Sanchez di iberica fierezza; ipotizzando, in questa sua stralunata polemica, che Spagna e Italia confinino; sicché – di conseguenza – i fatti di Ceuta raggiungerebbero le nostre coste lontane migliaia di chilometri. Tanto che la sospensione degli accordi di Schengen si riduce soltanto a una maldestra pochade, subito fiocinata da tedeschi, svizzeri, finlandesi e austriaci. Resta da capire perché la nostra premier si sia incartata in questo pasticcio. A prescindere dall’ansia di recuperare una qualche benemerenza presso il soglio di papa Donald, ferito nell’autostima patologica dall’ostentato disprezzo nei suoi confronti dell’hidalgo di Madrid, è solo la volontà di apparire più vanacciana di Vannacci che motiva tale insensata pulsione alla rissa della puffetta mannara?
Per quanto concerne il livello locale (in scivolamento sul nazionale), come genovese assisto esterrefatto alla colonizzazione dilagante della sfera mediatica, dai social ai canali televisivi, dell’aspirante premier Silvia Salis. La furba presenzialista cultrice della Terza Via, uscita dalla cantera del generone romano più cinico, dressata dal mega-gattopardo Malagò, che intende federare il Campo oblungo dallo zenit al nadir, dall’antifascismo manierista retrò (inconsapevole che i presunti fascisti sono solo bassa manovalanza) ai destrorsi Renzi e Calenda, dai fratelli Cervi ai dolcevitari del cafonal. Il tutto assemblato grazie a una sorta di paternalismo patinato che manipola il consenso come fece a suo tempo Berlusconi, utilizzando le neuroscienze rimaneggiate dai think-tank americani. Per cui noi concittadini siamo tallonati dai suoi spot quotidiani su Fb, predisposti per ben selezionate audience: ristori dalla calura assicurati ai vecchietti, spiagge libere promesse alle famigliole e così via. Dandoci dentro con la demagogia caritatevole, fino alla smarronata del 14 agosto, anniversario del crollo del ponte Morandi: l’ottenimento certo – grazie a lei – di ulteriori rimborsi milionari, non si sa quando e a che titolo, per i parenti delle vittime. E l’operazione imbonitoria prosegue, sponsorizzata da chi paventa un Governo che non appoggi gli abbienti nella loro guerra contro i poveracci e – soprattutto – faccia pagare le tasse a chi di dovere.
Scendendo al livello della cronaca-gossip, rieccola la terza fanciulla rampante: “la rieccola”, zarina del ministro Nordio Giusi Bartolozzi, che scalpita e pretende un posto al sole dopo la messa da parte per aver boicottato a propria insaputa il referendum anti-giudici, da lei –giudice – definiti “un plotone di esecuzione” e congelata dal Consiglio Superiore della Magistratura per il processo Almasri. Questa carrierista dalla rara aggressività verbale (mentre le vecchie femministe propugnavano la rieducazione del linguaggio alla non violenza) che insegue poltrone praticando l’arcaico modello del clan (la banda Delmastro) traduzione politica del familismo da profondo Sud. Intanto sgomita per un posto nella lista siciliana di Fratelli d’Italia per il Parlamento.
Aggressività incontrollata, autoritarismo paternalistico, familismo amorale: cosa accomuna le tre false-bionde? La natura terrificante delle Erinni: le Furie primordiali della mitologia greca, nate dal sangue di Urano, scatenate nel perseguire i propri obiettivi latamente cruenti. Da mantidi religiose in sembianze umane, anche se, a differenza dell’inquietante insetto, non praticano il cannibalismo post-nuziale (la femmina divora il maschio già nel corso dell’accoppiamento). Ma il tasso di ferocia nel raggiungere lo scopo è altrettanto terribile. In effetti l’ultimo sottoprodotto della filosofia neoliberista, che promuove una competizione per il successo senza esclusione di colpi. Con queste donne metamorfizzate più maschio del maschio. Lo diceva una femminista di altre stagioni, Nancy Frazer: «Il femminismo liberale è stato inglobato nel progetto neoliberista. Un femminismo che considera le donne semplicemente come un gruppo di sottorappresentate e tenta solo di assicurare a poche privilegiate di conseguire posizioni e paghe pari agli uomini della loro stessa classe».
