Precari a vita nella scuola: non è l’Europa che ce lo impone…

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Circa sei mesi fa decisi di scrivere una lettera ad alcuni giornali locali (e su Volere la Luna) in cui raccontavo la mia esperienza di docente precario, idoneo al concorso ordinario 2020. Cosa significa essere idoneo? Che nel 2022 superai un concorso scritto e orale, non entrai immediatamente in ruolo, ma comunque finii, a giugno del 2023, in una graduatoria di merito a esaurimento. Ero quindi abbastanza certo che, senza attendere troppi anni, sarei diventato docente a tempo indeterminato, dato che la graduatoria man mano sarebbe scorsa.

Poi c’è stato il PNRR, che ha previsto per la scuola nuove procedure concorsuali per immettere in ruolo, nell’arco di un triennio, 70.000 docenti. Chi legge penserà: bene, con tutti questi concorsi, finalmente si stabilizzeranno i docenti precari. Invece, no. In realtà questi concorsi PNRR hanno la priorità assoluta e chi li ha superati o li supererà avrà la precedenza nelle assunzioni rispetto a chi è già in una precedente graduatoria (come gli idonei 2020), peraltro sostenendo una prova molto simile. Inoltre, stando alle dichiarazioni dello stesso ministro dell’istruzione Giuseppe Valditara, ripetute ovunque e in tutte le salse, non sembra esserci scampo dato che è la Commissione Europea che obbliga ad assumere i nuovi docenti tramite i concorsi PNRR. Se poi saltassero fuori altri posti, per carità, si potrebbe attingere alle precedenti graduatorie, in via residuale.

Ma arriviamo a oggi. O meglio a quest’estate. In una calda giornata agostana (e forse il caldo ha influito su questa mia decisione) ho deciso di scrivere direttamente agli uffici della Commissione Europea che si sono occupati dell’approvazione del PNRR. In sintesi ho chiesto loro questo: posso capire la logica del voler armonizzare e rendere omogenei i concorsi degli insegnanti all’interno dell’Unione Europea, sono estremamente d’accordo nel risolvere il problema cronico del precariato scolastico italiano, ma perché bandire nuovi concorsi mentre ci sono almeno 30.000 docenti già inseriti in precedenti graduatorie che stanno aspettando di essere assunti a tempo indeterminato?

Francamente non mi aspettavo una risposta. Che però è arrivata, quasi un mese dopo, a metà settembre. E mi ha positivamente stupito. Perché la Commissione Europea non nega gli accordi col Governo italiano e la costruttiva relazione e il rispetto delle procedure, ma tra le righe, in maniera più o meno esplicita, mi informa che il PNRR prevede l’adozione di una riforma progressiva del processo di selezione e qualificazione e che questa riforma andrà nella direzione di ridurre la portata dell’uso di contratti a tempo determinato nel sistema scolastico italiano. Il tutto sottolineando che il diritto dell’UE impone agli Stati membri di introdurre misure efficaci per prevenirne l’abuso e che la stessa Commissione ha già ricevuto un numero considerevole di denunce riguardanti l’abuso di tali contratti nel settore pubblico italiano, compreso il settore scolastico, a tal punto che ha avviato una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese. E, per rimanere sul punto, è di questi giorni la notizia del deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia della UE per la perdurante violazione della normativa europea sul lavoro a tempo determinato nel settore scolastico.

Ma, tornando alla risposta della Commissione europea, è la parte conclusiva della missiva che più mi ha colpito, quando mi spiega che la Commissione non ha alcuna competenza diretta per imporre all’Italia di assumere insegnanti in questo o quel modo, né di applicare una determinata procedura o determinati criteri per l’assunzione degli insegnanti, ma lascia agli Stati membri la facoltà di decidere come ottemperare alle immissioni in ruolo.

Arrivati a questo punto mi rivolgo direttamente al Signor Ministro dell’Istruzione. Il primo concorso PNRR è ormai andato ma per i prossimi, per favore, non vogliamo più scuse. Si proceda a una ricognizione puntuale regione per regione, classe di concorso per classe di concorso, prima di bandire le nuove procedure concorsuali. E/o si provveda a un’immissione con un doppio canale di reclutamento. Ci sono decine di migliaia di docenti che si sono già meritati il diritto a essere insegnanti di ruolo, senza bisogno di ulteriori giochi dell’oca.

Gli autori

Alessio Giaccone

Alessio Giaccone, laureato in Scienze internazionali con tesi sulle comunità zapatiste, è insegnante precario.

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