Mi ritrovo a passeggiare in una Torino di inizio ‘900, provo a indovinare i luoghi della mia città. Riconosco vie e piazze insieme a Giulia, giovane quindicenne, appena arrivata in città con la madre e i suoi fratelli dopo la morte del padre. La famiglia alla “casa dei glicini” troverà nuove amicizie, nuovi amori e nuovi legami.
Con le sue mani piccole e fredde Giulia può incartare, senza farli sciogliere, i cioccolatini alla Moriondo e Gariglio, dove i preparativi per la grande Esposizione Internazionale del 1911 fervono. La fabbrica rappresenta quell’intera generazione di donne che esce da casa per trovare un lavoro, non solo per il bisogno di mantenere la famiglia, ma anche, soprattutto per le più giovani, con il desiderio di costruire qualcosa di più nella vita e nel lavoro. Un personaggio scomodo arriva però nella storia, la guerra. “La guerra era un animale feroce che aveva sempre fame: di uomini, animali, fucili, pallottole, divise, gavette, cibo. Le grandi fabbriche di Torino furono riconvertite alla produzione bellica e, quando gli uomini partirono per il fronte, le donne presero il loro posto… E mentre si spaccavano la schiena su un tornio, si intossicavano fabbricando proiettili, o perdevano la vista a cucire divise, in loro maturava una coscienza nuova. Quella di avere diritti e aspirazioni». Un romanzo che ci avvolge con i suoi personaggi e le sue atmosfere torinesi del primo Novecento, trasportandoci, tra storia e narrazione, attraverso i grandi cambiamenti sociali di quel tempo.

segnalazione di
Martina Franchino
libraia di La Casa dei Libri
corso Laghi 31, Avigliana (Torino)
tel. 011 9320999
