Un lungo monologo di un piccolo uomo del Novecento è quello che Louis Salavin, protagonista di Confessione di mezzanotte, rivolge direttamente alla persona che lo ascolta e quindi a noi. Siamo a Parigi, anni venti. Tutto ha inizio quando l’impiegato Salavin perde il lavoro per un assurdo “incidente”. Infatti chiamato a colloquio dal proprio datore di lavoro non resiste alla tentazione, quasi una necessità, di toccargli l’orecchio sinistro. Da qui in avanti sarà un vertiginoso procedere nella storia dei pensieri di questo riuscitissimo personaggio perso tra buoni propositi e piani delittuosi, tra momenti di euforia e momenti di profonda depressione e autocommiserazione. Un flusso di coscienza feroce, a tratti patetico che non manca di profonde riflessioni poetiche, diverte e ci dice dei penosi conflitti che si agitano nel profondo di ogni cuore puro.
segnalazione di
Filippo Scisciani
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