La pace non si fa solo preparando la guerra

L’Unione Europea non trova un accordo sull’ora legale, ma vuole realizzare poderosi eserciti che le consentano di trattare alla pari con Usa, Russia e Cina. E, nell’attesa, approva risoluzioni in cui straparla del proprio contributo alla «vittoria militare decisiva» dell’Ucraina. A ciò concorrono 25 deputati italiani al Parlamento europeo da cui ci aspettiamo, ora, una proposta di modifica dell’art. 11 della Costituzione.

La preparazione alla guerra nega la democrazia

La retorica bellicista che attraversa il vecchio continente ha un doppio effetto. Da un lato veicola il massiccio riarmo della Germania, facendo venir meno ogni remora anche a un suo armamento nucleare e archiviando la questione delle sue speciali responsabilità verso i popoli d’Europa. Dall’altro indebolisce le democrazie posto che le decisioni che riguardano la pace e la guerra sono estranee al loro circuito.

Groenlandia, terra di avide conquiste

La Groenlandia, enorme isola, in gran parte coperta di ghiacci e abitata da soli 57.000 abitanti, appartenente al regno danese, è oggi all’attenzione del mondo per le mire espansionistiche di Trump. Pochi sanno, peraltro, che i suoi rapporti con la Danimarca non sono affatto idilliaci per una lunga storia di dura dominazione coloniale e di sfruttamento per la pesca di foche e balene e per le risorse minerarie.

Armi e tecnologie, a chi conviene il genocidio

Israele non fermerà la guerra e noi occidentali non faremo nulla per frenare Netanyahu a causa degli interessi economici rilevantissimi del complesso militare industriale che fornisce armi a Israele e perché Gaza e i territori occupati sono il banco di prova per tecnologie di sorveglianza sofisticatissime che Tel Aviv esporta in tutto il mondo. Intanto sappiamo bene come e perché muoiono nella striscia e in Medio Oriente.

All’Europa servono più armi o una politica diversa?

In Ucraina i morti salgono vertiginosamente e il fronte non si è spostato molto. Tutti i paesi europei insieme possono contare su due milioni di soldati, la Russia su un milione e mezzo. Gli Europei spendono più di 400 miliardi di dollari nella difesa, la Russia 90 miliardi. La domanda è d’obbligo: all’Europa servono più armi o una politica diversa e un forte progetto comune intorno a valori basati sul progresso e la solidarietà?

Di Europa, pace, e della perdita del senso

Le usiamo sempre, ancora, le parole libertà, diritti, occidente, democrazia. Pensiamo di avere, di esse, una definizione comune. Forse un tempo. Oggi non più. E ci ritroviamo con uno svuotamento di senso che mette a repentaglio non solo tutti noi, ma una costruzione europea che era stata bella e ambita. Se non si aggiorna il vocabolario del nostro essere qui, in Europa, andare in piazza può solo perpetuare l’inganno.

Lo strappo di Trump: quando la forza umilia il diritto

La messa in scena, alla Casa bianca, del confronto tra Trump e Zelensky ripropone il copione del dialogo tra gli Ateniesi e gli ambasciatori di Melo descritto da Tucidide. Coincidono addirittura le parole. Dopo più di 2.500 anni sembrava che il diritto potesse prevalere sulla forza (o almeno competere con essa). Invece, all’improvviso, tutto è crollato, lasciando gli europei attoniti, paralizzati da debolezze e contraddizioni.