Contro ogni nazionalismo

Il nazionalismo, con la complicità della guerra, sta uccidendo l’umano. Ebbene, in queste ore, in cui torna a risuonare nei discorsi di politici e giornalisti un terribile amore per la guerra è vitale trovare la forza per prendere le distanze dalla propaganda, e per criticare innanzitutto la nostra parte e la nostra patria. In un momento in cui tutta l’umanità è in pericolo, l’unica identità che conta è quella umana.

Rifiutare l’arte della guerra

In Ucraina, siamo al 23° giorno di guerra. Intanto circola – non è dato sapere con quanto fondamento – una bozza di accordo per il cessate il fuoco, che ha al centro la futura “neutralità” dell’Ucraina. A dimostrazione che questo sfortunato paese è, in realtà, la pedina di un conflitto tra potenze imperiali. Ciononostante cresce, anche in Italia, il partito della guerra e delle armi.

L’Apocalisse e il Leviatano: la guerra, la sinistra e la storia

Le analisi sulla guerra in Ucraina sono eterogenee e divergenti. Anche a sinistra. Ma il punto di partenza è, in tutti i casi, un modello interpretativo superato che continua a porre al centro delle dinamiche internazionali i concetti di Stato e di imperialismo, trattando con sufficienza l’emergere di istituzioni politiche alternative allo Stato sovrano che sono, invece, la vera novità del presente.

È permesso immaginare la pace?

La guerra occupa la scena mediatica e non lascia spazio a un’idea di pace che non sia solo assenza di guerra. La nostra “civiltà” ha spazi crescenti per ricerca, produzione, glorificazione delle armi, ma riserva alla pace solo raccomandazioni svuotate di potere, credibilità, esempi. Eppure, se non si cambia paradigma, non ci sarà salvezza: né in Ucraina né nel resto del mondo.

Siamo in guerra, nonostante l’articolo 11 della Costituzione

Siamo in guerra. Inviare armi a un paese belligerante significa entrare a far parte dei paesi belligeranti. Eppure per aiutare gli ucraini oggi, come ieri altri popoli bombardati e in fuga, o bombardati mentre fuggono come i kosovari nel treno abbattuto dalle nostre armi intelligenti, servono politica, mediazione, diplomazia. Servono bende, ospedali, medicine, cibo, accoglienza. Non altre armi.

Referendum abrogativo: a che punto è la notte?

Il referendum abrogativo non gode di buona salute. Lo dimostrano la sua torsione in senso manipolativo e il mancato raggiungimento del quorum in tutte le consultazioni degli ultimi 25 anni, salvo quelle del 2011. Per invertire la tendenza occorrono, insieme, “aggiustamenti” normativi e un rafforzamento del Parlamento che eviti di scaricare sul referendum questioni non risolte nella sede naturale.

Referendum su avvocati e valutazione dei magistrati. Perché Sì

Attualmente i magistrati sono valutati solo dai loro colleghi. Il sistema, così, non funziona. È sotto gli occhi di tutti. Ed è chiaro che le valutazioni vanno integrate con quelle di chi ogni giorno vede come i magistrati lavorano. Gli avvocati, anzitutto. È una vecchia indicazione della sinistra che oggi la maggioranza della magistratura respinge. Incomprensibilmente.

Referendum e falsi slogan della “giustizia giusta”

La Corte costituzionale ha dato il via a cinque dei sei referendum proposti sulla giustizia. I promotori esultano e parlano dell’apertura della strada per una “giustizia giusta”. In realtà le cose non stanno così e i referendum sulla legge Severino e sulla limitazione delle misure cautelari prefigurano una riforma contro l’amministrazione della giustizia di cui i cittadini devono preoccuparsi.