E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "La sinistra impossibile da spiegare a mia figlia".
È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).
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Le convulsioni dei 5stelle nascono dalla sindrome di Crono del loro padre fondatore, ma sbaglia chi festeggia, perché in realtà è tutto il nostro sistema politico a uscirne dinamitato. Non il governo Draghi, che accentuerà il suo carattere padronale, ma l’assetto democratico spostato fortemente e destra.
La morte di Adil Belakhdim, sindacalista Si cobas, ha rivelato l’abisso di sfruttamento e violenza che domina le politiche padronali nel settore della logistica, e il fallimento del sindacalismo confederale, incapace di difesa dei lavoratori e a volte colluso. Con una responsabilità diretta del governo Draghi.
La furia di togliere i freni alla ripartenza sembra la cifra di questo governo, e la ragione per cui Confindustria l’ha voluto e imposto. E’ la stessa furia che provoca ogni giorno gli incidenti, anche mortali, sul lavoro e che si sospetta sia all’origine della tragedia del Mottarone. Pessimi segnali che riflettono purtroppo l’aria che tira in questo Paese.
Moussa Balde aveva 22 anni, massacrato di botte da tre energumeni italiani a Ventimiglia è stato rinchiuso in un Cpr lager dove si è tolto la vita. La sua morte pesa come un macigno su tutti noi. Perché era una vittima ed è stato incarcerato. E perché è il simbolo delle inescusabili ingiustizie della nostra società.
Nonostante il plauso quasi unanime, anche a sinistra, quella di Parigi denominata “Ombre rosse” rimane un’operazione di destra, simbolica e spettacolare, decisa da Macron e Draghi per tener buoni i rispettivi elettorati reazionari. Non serve né a fare giustizia né a favorire la verità. Al contrario: vuol essere una pietra tombale su una seria riflessione storica su quegli anni.
Il premier inglese ha detto che il successo della campagna vaccinale è dovuto “al capitalismo e alla avidità”. Non è vero, ma quello è il dogma di tutte le classi dominanti oggi, in UK, in Europa e in Italia, dove riaperture e Recovery Fund parlano in primo luogo di avidità. Ma di avidità si muore.
Ciclicamente, come i serpenti, il Pd cambia pelle. E regolarmente scopre che la nuova non è diversa dalla vecchia, altrettanto variegata e logorabile. Quella di Enrico Letta sembra una mission impossible. Perché il vertice del Pd è rimasto quello che faceva vergogna a Zingaretti. E il popolo della sinistra resta lontano dagli occhi e dal cuore.
Il Governo Draghi si rivela un potente fattore di dissoluzione del nostro sistema politico, come dimostra la crisi terminale del Pd. Le dimissioni di Zingaretti sono un atto di verità, che rivela come la vittoria del blocco sociale da sempre ostile a Conte riduca in macerie lo stesso quadro istituzionale.
Alla “prova dei 39” il “governo dei migliori” si rovescia nel suo opposto: una kakistocrazia, spaccata tra una cupola di tecnocrati e una suburra di litigiosi questuanti. Ma è una schizofrenia apparente: in realtà la mediocrazia che ne risulta è la regola del modello sociale e ideologico prevalente.
La Banca sopra la Politica, il Nord sopra il Sud, i maschi sopra le donne. Questa appare, ridotta all’essenziale, la struttura del nuovo governo: una fotografia perfetta dello stato di cose esistente e delle sue inamovibili gerarchie. Così si vorrebbe cancellare l’anomalia selvaggia del voto del 2018. Rischiando di preparare un disordine peggiore e un vulnus alla democrazia.