E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "La sinistra impossibile da spiegare a mia figlia".
È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).
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Questa nuova orrenda guerra si combatte negli stessi luoghi in cui ottanta anni fa si consumò la tragedia dell’Armata italiana in Russia. Solo la memoria di chi l’ha vissuta davvero e conosciuta da vicino può aiutarci a rifiutare la guerra come male universale, e a respingere le facili retoriche sulla corsa alle armi come sostegno alle vittime.
“Oltre la fabbrica c’è il territorio”. Si apre così il più recente libro di Aldo Bonomi e dei ricercatori del Consorzio Aaster, prismatica mappatura della metamorfosi in corso nel capitalismo di ultima generazione, quello che uscito “dalle mura” dell’impresa mette al lavoro lo spazio sociale e le vite che lo abitano
L’elezione di Mattarella, decisa sull’asse che va da Palazzo Chigi al Quirinale, certifica la crisi profonda della democrazia italiana, con un Parlamento delegittimato (da sé) e un Esecutivo sempre più autonomo. Mentre si profila la minaccia mortale del Presidenzialismo, che permetterebbe al primo demagogo di turno di prendersi il Paese intercettando le passioni tristi di un popolo disorientato. È questo il pericolo contro cui combattere, da ora!
Il “Governo dei miracoli” viaggia a tutto vapore, come il Titanic, verso il suo iceberg istituzionale di fine gennaio. La pandemia dilaga nel Paese e il sistema dei partiti non è mai stato così diviso e frammentato. L’incubo di un’elezione presidenziale sfregiata dalla presenza di Berlusconi si fa possibile. A questo punto è la notte.
Il combinato disposto tra la conferenza stampa di fine anno del Presidente del Consiglio Draghi (con relative bugie) e le reazioni dei partiti politici della sua maggioranza (con relativi sgambetti) la dice lunga sul drammatico marasma istituzionale che si rischia a inizio ‘22. E anche sullo strato di ipocrisia che ha avvolto sia le parole dell’uno che quelle degli altri.
La sentenza del tribunale di Locri contro Mimmo Lucano e il suo “modello Riace” aveva già fatto inorridire molti al momento del giudizio. Ora, lette le motivazioni, la sensazione di trovarsi di fronte a uno scandalo giudiziario è rafforzata. Non solo un’ingiustizia, ma un capovolgimento kafkiano della realtà.
Lo sciopero generale annunciato da CGIL e UIL e accolto con ostilità dal Governo e dai media allineati, è invece uno dei pochi fatti che può contribuire a contrastare l’ondata di irrazionalità che travolge la classe politica (persa nel labirinto quirinalizio) e le piazze intossicate dalle credenze magiche dei no vax, rimettendo il Paese con i piedi per terra.
La standing ovation riservata a Draghi dai 1200 industriali all’Assemblea di Confindustria segna una svolta politica e sociale: nasce il “partito unico” del potere economico all’insegna di una sorta di Premierato assoluto che accelera la crisi del sistema dei partiti e stravolge la nostra democrazia parlamentare.
Le piazze No Pass esprimono il rovesciamento della “cultura del sospetto” novecentesca in fenomeno pop dopo il bombardamento di menzogne da parte del potere. E sono il sintomo di una grave “crisi dell’esperienza” e dell’alienazione tardo-capitalistica.
A Genova nel 2001 è stato soffocato in culla un embrione di futuro. I rappresentanti di una sovranità in estinzione hanno imposto con la violenza e la tortura il proprio modello fallito, stroncando nelle aule della Diaz e nelle celle di Bolzaneto la volontà di cambiamento di una generazione innocente. Di quel crimine paghiamo ancora oggi il prezzo.