E' titolare delle cattedre di Scienza della politica, presso il Dipartimento di studi giuridici, politici, economici e sociali dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", si è occupato tra l'altro dell'analisi dei processi produttivi (fordismo, post-fordismo, globalizzazione), della "cultura di destra" e, più in genere, delle forme politiche del Novecento e dell'"Oltre-novecento". La sua opera più recente: "La sinistra impossibile da spiegare a mia figlia".
È coautore con Scipione Guarracino e Peppino Ortoleva di uno dei più diffusi manuali scolastici di storia moderna e contemporanea (Bruno Mondadori, 1ª ed. 1993).
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La sentenza del tribunale di Locri contro Mimmo Lucano e il suo “modello Riace” aveva già fatto inorridire molti al momento del giudizio. Ora, lette le motivazioni, la sensazione di trovarsi di fronte a uno scandalo giudiziario è rafforzata. Non solo un’ingiustizia, ma un capovolgimento kafkiano della realtà.
Lo sciopero generale annunciato da CGIL e UIL e accolto con ostilità dal Governo e dai media allineati, è invece uno dei pochi fatti che può contribuire a contrastare l’ondata di irrazionalità che travolge la classe politica (persa nel labirinto quirinalizio) e le piazze intossicate dalle credenze magiche dei no vax, rimettendo il Paese con i piedi per terra.
La standing ovation riservata a Draghi dai 1200 industriali all’Assemblea di Confindustria segna una svolta politica e sociale: nasce il “partito unico” del potere economico all’insegna di una sorta di Premierato assoluto che accelera la crisi del sistema dei partiti e stravolge la nostra democrazia parlamentare.
Le piazze No Pass esprimono il rovesciamento della “cultura del sospetto” novecentesca in fenomeno pop dopo il bombardamento di menzogne da parte del potere. E sono il sintomo di una grave “crisi dell’esperienza” e dell’alienazione tardo-capitalistica.
A Genova nel 2001 è stato soffocato in culla un embrione di futuro. I rappresentanti di una sovranità in estinzione hanno imposto con la violenza e la tortura il proprio modello fallito, stroncando nelle aule della Diaz e nelle celle di Bolzaneto la volontà di cambiamento di una generazione innocente. Di quel crimine paghiamo ancora oggi il prezzo.
Le convulsioni dei 5stelle nascono dalla sindrome di Crono del loro padre fondatore, ma sbaglia chi festeggia, perché in realtà è tutto il nostro sistema politico a uscirne dinamitato. Non il governo Draghi, che accentuerà il suo carattere padronale, ma l’assetto democratico spostato fortemente e destra.
La morte di Adil Belakhdim, sindacalista Si cobas, ha rivelato l’abisso di sfruttamento e violenza che domina le politiche padronali nel settore della logistica, e il fallimento del sindacalismo confederale, incapace di difesa dei lavoratori e a volte colluso. Con una responsabilità diretta del governo Draghi.
La furia di togliere i freni alla ripartenza sembra la cifra di questo governo, e la ragione per cui Confindustria l’ha voluto e imposto. E’ la stessa furia che provoca ogni giorno gli incidenti, anche mortali, sul lavoro e che si sospetta sia all’origine della tragedia del Mottarone. Pessimi segnali che riflettono purtroppo l’aria che tira in questo Paese.
Moussa Balde aveva 22 anni, massacrato di botte da tre energumeni italiani a Ventimiglia è stato rinchiuso in un Cpr lager dove si è tolto la vita. La sua morte pesa come un macigno su tutti noi. Perché era una vittima ed è stato incarcerato. E perché è il simbolo delle inescusabili ingiustizie della nostra società.
Nonostante il plauso quasi unanime, anche a sinistra, quella di Parigi denominata “Ombre rosse” rimane un’operazione di destra, simbolica e spettacolare, decisa da Macron e Draghi per tener buoni i rispettivi elettorati reazionari. Non serve né a fare giustizia né a favorire la verità. Al contrario: vuol essere una pietra tombale su una seria riflessione storica su quegli anni.