Elisabetta Grande insegna Sistemi giuridici comparati all’Università del Piemonte orientale. Da oltre un ventennio studia il sistema giuridico nordamericano e la sua diffusione in Europa. Ha pubblicato, da ultimo, Il terzo strike. La prigione in America (Sellerio, 2007) e Guai ai poveri. La faccia triste dell’America (Edizioni Gruppo Abele, 2017)
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Mentre i sondaggi attestano che Biden ha raggiunto il più basso tasso di consenso da che è presidente ed è ampiamente superato nelle preferenze dell’elettorato da Trump, quest’ultimo è graziato dalla Corte Suprema e si districa abilmente tra i processi. Ciò frustra chi immaginava di sconfiggere Trump facendo uso del diritto, ma potrebbe dar fiato a quanti vedono bene la sostituzione di Biden con una diversa candidatura.
Secondo il procuratore speciale incaricato di verificare un’ipotesi di reato a suo carico, il presidente Biden non può essere processato perché, a causa delle sue capacità cognitive scemate, non si rendeva conto di quel che faceva. Difficile pensare che, se ciò fosse vero, Biden possa aspirare a un nuovo mandato. È quel che pensano molti democratici che ipotizzano un colpo di scena con un cambio di cavallo in corsa.
La corsa alla candidatura repubblicana per le presidenziali Usa è iniziata, in Iowa, senza sorprese. Donald Trump ha stravinto e tutto fa pensare che, nonostante i molti processi in cui è coinvolto, la sua sarà una marcia trionfale. La gara delle primarie sembra dunque destinata solo a designare il secondo arrivato, destinato a subentrargli nel caso (improbabile) di sua “squalifica” o impossibilità sopravvenuta.
Si avvicinano, negli Stati Uniti, le elezioni del 2024 e a breve inizieranno le primarie. Mai come ora il piano politico si intreccia con quello giudiziario. È un intreccio che coinvolge principalmente Donald Trump, pur in vantaggio abissale sugli altri concorrenti alla nomination repubblicana, ma anche Joe Biden rischia di essere trascinato in vicende giudiziarie che possono fargli perdere il sostegno di non pochi elettori.
Negli Stati Uniti gli studenti che manifestano contro i bombardamenti su Gaza sono sempre più criminalizzati. E sotto attacco sono anche i vertici universitari costretti a compiacere i propri finanziatori e le potenti lobby israeliane. Così frana uno dei cardini della democrazia statunitense e si affaccia un nuovo maccartismo.
Il discorso alla nazione di Biden del 19 ottobre propone un’analisi e una prospettiva prive di qualsivoglia elemento di novità. È chiaro, in esso, l’intento di Biden di usare i conflitti in Ucraina e in Palestina come opportunità per la ripresa economica del Paese. A conferma che è l’arsenale militare il motore dell’economia statunitense.
La situazione sociale degli Stati Uniti è sempre più grave. La ragione sta in un sistema economico che crea disuguaglianza e, con essa, povertà diffusa. Ma per alcuni nostri corrispondenti “progressisti” – come Federico Rampini – il degrado di città come San Francisco è dovuto all’atteggiamento buonista dell’amministrazione dem.
Il rinvio a giudizio di Donald Trump con l’accusa di avere organizzato un complotto al fine di impedire l’insediamento del presidente eletto Biden è un fatto dirompente. Ancora una volta è sul filo del rasoio del diritto e dei suoi riflessi processuali che si gioca, negli Stati Uniti, una partita politica cruciale per la tenuta democratica del paese.
La Corte suprema degli Stati Uniti ha dichiarato incostituzionale l’uso di quote riservate alle minoranze nelle università. La decisione è stata una vittoria dei conservatori. Ma, paradossalmente, potrebbe stimolare un’inversione di rotta nelle politiche scolastiche del Paese, nella direzione di un’uguaglianza oggi inesistente tra bianchi e neri.
Alzare il costo dei biglietti e abbassare quello del lavoro è la logica delle aziende ferroviarie di là e di qua dell’oceano. E quando i lavoratori protestano i Governi reagiscono negando loro (o limitando) il diritto di sciopero. Lo ha fatto in Italia, il 13 luglio, il ministro Salvini; lo aveva fatto, a dicembre, Biden negli Stati Uniti. È la legge del profitto, che non vuole eccezioni: né a destra né a sinistra.