Elisabetta Grande insegna Sistemi giuridici comparati all’Università del Piemonte orientale. Da oltre un ventennio studia il sistema giuridico nordamericano e la sua diffusione in Europa. Ha pubblicato, da ultimo, Il terzo strike. La prigione in America (Sellerio, 2007) e Guai ai poveri. La faccia triste dell’America (Edizioni Gruppo Abele, 2017)
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Per una sorta di paradosso della storia, Trump rappresenta proprio la visione dell’America che lo ha colpito. La violenza di cui il 13 luglio ha fatto le spese, affonda, infatti, le sue radici nella cultura aggressiva che egli continua a nutrire e celebrare, come il clima di esaltazione testosteronica e machista della Convention appena conclusasi ha dimostrato, insieme all’endorsment della lobby delle armi.
Per ritirarsi Biden attende, per ora, una “richiesta del Signore onnipotente”. Richiesta improbabile, a cui si affianca la difficoltà dei democratici di trovare un altro candidato. Per questo c’è chi pensa che si stia aspettando un nuovo crollo del Presidente per far cadere dall’alto delle candidature non vagliate dal basso ma di probabile successo.
Il confronto con Trump, che Biden aveva voluto per mostrare quanto la sua età non costituisse un problema, è stato un boomerang devastante. Oggi Biden viene dato perdente dai sondaggi in tutti gli Stati chiave e la sua candidatura è apertamente discussa anche dal “New York Times” e da molti donors. Il cambio di cavallo in corsa sarebbe doloroso e dall’esito incerto ma ormai molti lo chiedono in modo esplicito.
Il verdetto di colpevolezza di Donald Trump per tutti e 34 i capi di imputazione contestati apre scenari inquietanti per la democrazia degli Stati Uniti. Il rischio è che il diritto e la giustizia vengano considerati in modo diffuso come strumenti di lotta politica. È quello che, in parte, sta accadendo, anche per la pressione dell’ex presidente.
Il sostegno degli Stati Uniti all’eccidio in corso a Gaza da parte di Israele ha provocato nelle Università del Paese proteste pari a quelle di 50 anni fa contro la guerra in Vietnam. L’establishment politico e accademico sta rispondendo con una repressione che ricorda, anch’essa, quella del ‘68.
Le presidenziali Usa di novembre non saranno solo lo scontro tra due figure diversamente impresentabili come Biden e Trump. Saranno la verifica degli esiti di un cambiamento avvenuto nel profondo che ha visto un aumento a dismisura delle disuguaglianze, favorito dalle politiche economiche dei democratici.
Mentre i sondaggi attestano che Biden ha raggiunto il più basso tasso di consenso da che è presidente ed è ampiamente superato nelle preferenze dell’elettorato da Trump, quest’ultimo è graziato dalla Corte Suprema e si districa abilmente tra i processi. Ciò frustra chi immaginava di sconfiggere Trump facendo uso del diritto, ma potrebbe dar fiato a quanti vedono bene la sostituzione di Biden con una diversa candidatura.
Secondo il procuratore speciale incaricato di verificare un’ipotesi di reato a suo carico, il presidente Biden non può essere processato perché, a causa delle sue capacità cognitive scemate, non si rendeva conto di quel che faceva. Difficile pensare che, se ciò fosse vero, Biden possa aspirare a un nuovo mandato. È quel che pensano molti democratici che ipotizzano un colpo di scena con un cambio di cavallo in corsa.
La corsa alla candidatura repubblicana per le presidenziali Usa è iniziata, in Iowa, senza sorprese. Donald Trump ha stravinto e tutto fa pensare che, nonostante i molti processi in cui è coinvolto, la sua sarà una marcia trionfale. La gara delle primarie sembra dunque destinata solo a designare il secondo arrivato, destinato a subentrargli nel caso (improbabile) di sua “squalifica” o impossibilità sopravvenuta.
Si avvicinano, negli Stati Uniti, le elezioni del 2024 e a breve inizieranno le primarie. Mai come ora il piano politico si intreccia con quello giudiziario. È un intreccio che coinvolge principalmente Donald Trump, pur in vantaggio abissale sugli altri concorrenti alla nomination repubblicana, ma anche Joe Biden rischia di essere trascinato in vicende giudiziarie che possono fargli perdere il sostegno di non pochi elettori.