Domenico Gallo, magistrato è stato presidente di sezione della Corte di cassazione. Da sempre impegnato nel mondo dell’associazionismo e del movimento per la pace, è stato senatore della Repubblica per una legislatura ed è componente del comitato esecutivo del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Tra i suoi ultimi libri "Da sudditi a cittadini. Il percorso della democrazia" (Edizioni Gruppo Abele, 2013), "Ventisei Madonne Nere" (Edizioni Delta tre, 2019) e "Il mondo che verrà" (edizioni Delta tre, 2022).

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La “riforma della giustizia”, ovvero la truffa delle etichette

La cosiddetta “riforma della giustizia” approvata nei giorni scorsi dal Senato non ha niente a che far con il sistema giustizia e neppure con la cosiddetta separazione delle carriere (in realtà già realizzata). Essa tende, piuttosto, a depotenziare il controllo di legalità e a trasformare il nostro sistema in una democrazia illiberale sul modello ungherese o turco. Questa è la vera posta in gioco.

Il genocidio di Sebrenica e quello di Gaza

C’è un filo nero che collega i massacri di Sebrenica di 30 anni fa con quelli dell’esercito israeliano a Gaza. Si tratta, in entrambi i casi di genocidi dettati dall’intento di annientare un gruppo etnico. Ma, mentre il genocidio di Sebrenica è stato sanzionato dalla comunità internazionale, quello di Gaza è impunito anche se realizzato in modo ancora più atroce condannando persino i bambini a morire di fame e di sete.

Riarmo: una scelta di Meloni, non un’imposizione della Nato

L’talia corre verso una aumento delle spese militari dagli attuali 35 a oltre 100 miliardi all’anno. La vulgata è che si tratta di un obbligo imposto dalla Nato. Ma non è così. Il summit dell’alleanza atlantica del 25 giugno lo ha inserito tra gli obiettivi, ma la dichiarazione che lo prevede non è un accordo vincolante, come il rifiuto della Spagna dimostra. Dunque il riarmo è una scelta, sempre revocabile, del Governo Meloni.

Il “lavoro sporco” di Israele e la terza guerra mondiale

L’affermazione compiaciuta del cancelliere tedesco Merz secondo cui “Israele sta facendo il lavoro sporco per noi”, accolta senza obiezioni da tutti i paesi europei, seppellisce il principio ordinatore delle relazioni internazionali e rivendica la legge della giungla. Finisce la favola della democrazia e del diritto internazionale, svanisce ogni differenza tra aggressore e aggredito. La “regola” è solo quella della forza.

L’allergia al diritto di Giorgia Meloni

L’Italia, insieme ad altri otto Paesi, contesta la Corte europea dei diritti dell’uomo per le sue decisioni e la sua giurisprudenza in tema di immigrazione. Contestualmente, in spregio delle convenzioni internazionali, conferma la propria politica di collaborazione militare con Israele. C’è un filo rosso che lega le due vicende: l’aspirazione di liberarsi dei “fastidiosi” vincoli del diritto…

Quale negoziato per l’Ucraina?

Finalmente in Ucraina le armi possono lasciare il posto al negoziato. Molti, peraltro, continuano a coltivare il mito di una impossibile “vittoria”. Non può essere così. Il cessate il fuoco e il negoziato devono consentire di affrontare con realismo i nodi che hanno provocato il conflitto e aprire un percorso di reale riconciliazione fra russi e ucraini. Nonostante tutto è possibile. Ma bisogna volerlo e non lavorare per la guerra.

Francesco, ovvero la pace attraverso l’etica e il diritto

La scomparsa di papa Francesco non attenua – non deve attenuare – la forza del suo insegnamento sulla questione della pace e della guerra, consolidato da riflessioni etiche e giuridiche che spaziano dalla messa al bando delle armi nucleari fino alla guerra in Ucraina. In questa temperie Francesco si è proposto come l’unico leader politico capace di opporsi alla catastrofe rivendicando le ragioni dell’etica e del diritto.

5 referendum per la salute della democrazia

Il voto per i referendum su lavoro e cittadinanza si avvicina. Non sarà facile raggiungere il quorum della metà più uno degli aventi diritto. Ma è necessario. Si tratta, infatti, non di semplici referendum di settore ma di una iniziativa politica – l’unica, forse, di questi tempi – in grado di dare una spallata al progetto sempre più avanzato di sovvertire la democrazia e il sistema dei diritti voluti dalla Costituzione.

Ucraina: un aiuto mortale

Dopo tre anni di guerra in Ucraina, con quasi due milioni di morti (stando alle dichiarazioni delle parti) e una situazione sul campo immutata rispetto ai primi mesi, le istituzioni europee non riescono a far altro che «esprimere sgomento per i tentativi di riappacificazione tra Usa e Russia» e dichiarare la volontà di «conseguire la pace attraverso la forza». Superfluo dire che questo “aiuto” all’Ucraina è un aiuto mortale.

Ucraina: “il rischio della pace”

La svolta di Trump sull’Ucraina è guidata da ragioni di convenienza e di affari e non certo da sentimenti umanitari. Ciononostante può porre finalmente termine a un orrendo spargimento di sangue. Ed è stupefacente che i vertici dell’UE non si rassegnino alla fine della guerra, perdendo così l’opportunità di contribuire a rimettere il treno della storia sul binario di una pace vera e duratura.