Il caso Salis: controllare e intimidire

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Partiamo dalle ridicole spiegazioni e ripetiamole, perché meritano senza dubbio un’attenzione particolare. La vicenda dell’onorevole Ilaria Salis è facile da spiegare: nessuno si è accorto che si trattava di una eurodeputata. Quando dicono “nessuno” in tono serio, non sai se ridere o piangere perché se non l’avete capito, le cose stanno così: intendono farci credere che in Germania e in Italia esistono esponenti delle cosiddette “Forze dell’ordine” che sono così ignoranti e impreparati, da costituire di fatto un grave pericolo per la sicurezza dei cittadini e per le più elementari regole della democrazia. Sostengono, per intenderci, che un personaggio a dir poco distratto, diventato chissà come funzionario del Ministero dell’Interno tedesco, ha chiesto alla nostra polizia di effettuare un controllo preventivo su una figura istituzionale di altissimo livello e ha trovato qui da noi un suo pari distratto quanto lui di lui che gli ha dato ascolto e non si è accorto dell’errore (sic!) commesso dal collega. Benché tutti da sempre sappiamo e faccia parte dell’antica saggezza popolare che errare humanum est, perseverare diabolicum, un nostro funzionario diabolicamente perseverante ordina l’intervento e due agenti, che vivono evidentemente su Marte, eseguono l’ineseguibile ordine ricevuto.

Se le cose stanno così, come pretendono di farci credere, poiché non è scritto da nessuna parte che un marziano debba sapere chi sia Mattarella, nulla impedisce di pensare che i marziani in divisa tedeschi e i colleghi italiani (metterli assieme ricorda tempi assai bui) si sarebbero comportati nell’identico modo con il nostro Presidente della Repubblica. Il guaio di questa spiegazione è che, se fosse quella vera, il problema non riguarderebbe solo due funzionari, ma le forze dell’ordine di due Paesi con una storia alle spalle che, a conti fatti, non è sempre stata un modello di democrazia.

Facciamo così, fingiamo che sia vero: è stato un errore e poteva capitare a qualsiasi deputata o deputato. Il caso è chiuso? No, non è chiuso, perché questa verità squalifica due Paesi, ma non ridimensiona la gravità di ciò che è accaduto. Quando hanno identificato Ilaria Salis e hanno saputo che avevano di fronte un’eurodeputata, i due agenti incaricati del controllo preventivo non si sono scusati e non se ne sono andati. Hanno smesso di commettere un errore, questo sì, ma hanno cominciato a compiere una consapevole serie di illeciti. Lo sanno tutti, neanche l’autorizzazione di un magistrato consente di compiere atti che limitino la libertà personale o violino il domicilio di un eurodeputato. A meno che non si tratti di flagranza di reato, la polizia non può entrargli in casa, controllarli e interrogarli senza avere una specifica autorizzazione del Parlamento dell’UE. I due agenti dovrebbero, quantomeno, essere adeguatamente sanzionati e, con loro, la catena di comando che li ha condotti alla Salis.

A questo punto la vicenda si può dire chiusa? Per nulla. Del comportamento della polizia risponde in ultima analisi il Ministro dell’Interno, il quale da ieri, senza nemmeno pensarci due volte, avrebbe dovuto dimettersi. Le regole vanno rispettate anzitutto da chi governa. I tedeschi facciano con i loro poliziotti ciò che vogliono. Qui in Italia è tempo di mandare a casa i rappresentati delle Istituzioni che fingono di ignorare la differenza abissale che c’è tra democrazia e democratura.

Gli autori

Giuseppe Aragno

Storico del movimento operaio anarchico e socialista, nonché dell’antifascismo, ha approfondito il ruolo della cultura, della formazione, della scuola nell’emancipazione delle classi subalterne, soprattutto meridionali.

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