Il caso Salis: controllare e intimidire

L’irruzione di agenti di polizia in un albergo romano per un “controllo” su Ilaria Salis è surreale. L’asserita inconsapevolezza del suo status di europarlamentare è, a dir poco, ridicola. E, se mai fosse vera, rivelerebbe un’incompetenza da brividi, pari solo a quella dimostrata nel proseguire, anche dopo l’identificazione, un “controllo” evidentemente illegittimo. Difficile non vedere in ciò un avvertimento e un’intimidazione.

Le catene di Ilaria e il Governo Meloni

Il disimpegno del Governo Meloni nei confronti della situazione di Ilaria Salis, colpevole di antifascismo, è un segnale inquietante. La carcerazione della giovane italiana in Ungheria e il suo trattamento pongono alla ribalta la rinascita dei fascismi in Paesi che già non ne furono immuni negli anni bui del nazismo. Anche per questo l’inerzia del governo italiano conferma l’ideologia e i progetti della destra che lo esprime.

Il crimine di Ilaria Salis: essere antifascista

C’è una donna incatenata e tenuta al guinzaglio. Tanto dovrebbe bastare a produrre una reazione durissima e immediata. Perché la violenza legittima degli Stati incontra il limite invalicabile della dignità. Ma ciò non vale per il nostro governo e la sua maggioranza. Ilaria Salis non merita difesa perché è antifascista. E ciò fa venir meno, per i nostri nazionalisti postfascisti, persino il fatto di essere italiana.