Il caso Salis: controllare e intimidire

L’irruzione di agenti di polizia in un albergo romano per un “controllo” su Ilaria Salis è surreale. L’asserita inconsapevolezza del suo status di europarlamentare è, a dir poco, ridicola. E, se mai fosse vera, rivelerebbe un’incompetenza da brividi, pari solo a quella dimostrata nel proseguire, anche dopo l’identificazione, un “controllo” evidentemente illegittimo. Difficile non vedere in ciò un avvertimento e un’intimidazione.

La democratura che viene

Il premierato assoluto rompe con la Costituzione antifascista e istituzionalizza una confusa forma di Governo populista, che comprime i diritti, delegittima le opposizioni e sabota il Parlamento. Prepararsi al referendum costituzionale è cruciale per una ricucitura democratica dal basso diretta ad evitare la compressione autoritaria in atto e lo scivolamento dell’Italia verso una forma di “democratura”.

In fine

Motus in fine velocior

Viviamo in “democrature”: della democrazia è rimasta la buccia o, se si preferisce, la forma in cavo. Lo dimostra la grottesca vicenda della “crisi di gennaio” in cui sono emersi tutti i guasti di una politica ridotta a governance e ostaggio di un management totalitario, descritta alla luce di due magistrali testi di Luciano Canfora.