Goffredo Fofi: un “mite ribelle” tra cinema, letteratura e politica

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Venerdì è morto Goffredo Fofi, aveva 88 anni, era nato a Gubbio nel 1937. Questa non vuole essere una biografia completa, si è già scritto e si scriverà ancora moltissimo della sua figura di intellettuale. Era un uomo curiosissimo di tutto, instancabile viaggiatore (quasi esclusivamente in treno, Fofi non aveva la patente e neanche un buon rapporto con le auto. Fu perfino investito da un’auto a Milano che gli costò una lunga ingessatura e il bastone che l’accompagnò per il resto della vita). L’Italia la conosceva perfettamente, lui originario di Gubbio si trasferì diciassettenne in Sicilia per seguire gli scioperi a rovescio di Danilo Dolci. Un foglio di via lo obbligò al rientro. Visse con i suoi genitori emigrati in Francia, a Parigi (dove fu assiduo frequentatore di cineclub, da lì la passione per il cinema). In Italia è vissuto a Palermo, Napoli, Torino, Milano, Roma. L’incessante viaggiare per tenere conferenze, presentazioni, festival, rassegne gli ha fatto conoscere più che bene l’Italia anche e soprattutto quella poverissima. Nel 1988 ha pubblicato un librettino intitolato Storie di treno.

I piacentini perplessi, Milano, 1988 – foto di Vincenzo Cottinelli

Ha amato profondamente il cinema di Totò, per Fofi anima ribelle e popolare figlio diretto della commedia dell’arte. Il libro scritto con la moglie di Totò, Franca Faldini, fu ristampato moltissime volte, sia nella versione con il solo testo di Fofi che quello insieme alla Faldini (la dedica: «A un uomo in prestito e a un bastardo rosso»). Un grande rammarico di Fofi è stato di non aver conosciuto Totò, avevano fissato un appuntamento, Fofi lo saltò per andare a una delle prime assemblee pre sessantotto. Molti anni dopo, Alberto Sordi, avendo letto il libro su Totò, chiese a Fofi di scriverne uno sulla stessa falsariga (Alberto Sordi, Mondadori). Con Franca Faldini scrisse anche i volumi dell’Avventurosa storia del cinema italiano in tre volumi parafrasando il libro di Lewis Jacobs sul cinema americano. Un lavoro strabiliante e certosino dove la storia del cinema nasce da migliaia di interviste a tecnici, attori, registi, sceneggiatori che raccontano e costruiscono i tre volumi. È nota la strabiliante memoria di Fofi, di alcuni film ricordava perfino i titoli di coda. Di una tranquillità francescana, da giovane è stato stroncatore cosciente di scrittori, registi e politici. Le generazioni degli anni Settanta sono cresciute con le sue recensioni. L’ira funesta si è affievolita negli anni, basti pensare all’amicizia tardiva con Federico Fellini. Famoso un dialogo tra i due. Cito a memoria. Fellini: «Perché ce l’avevi così tanto con me?», Fofi: «Perché non eri un compagno». Fellini: «Io, un compagno?» e si sganascia dalle risate.

La sua bibliografia è davvero notevole. Soprattutto negli ultimi anni, sono usciti molti volumi, quasi sempre editati da amici che insistevano, contro la sua ritrosia, assemblando scritti usciti in riviste, settimanali, giornali di settore. È stato il pensiero critico del ’68. «In definitiva il ’68 fu per me e per moltissimi un periodo breve ed esaltante di piena e felice vitalità, determinata dalla sensazione di appartenere a un insieme, a una comunità mobile e aperta, caratterizzata da un’appartenenza generica (l’età, la scuola) e da obiettivi comuni. Molte cose potevano e dovevano crescere a partire dal ’68, ma non sempre a crescere sono state le migliori, tra le tante che potevano esprimere». È stato anche tra i primi a descrivere la deriva leninista, il pericolo della nascita di piccoli partiti e leader che si rifacevano a esperienze passate e decisamente violente. Fu amico e scrisse per il quotidiano Lotta Continua, firmandosi con lo pseudonimo di Ismaele, Il 68 senza Lenin. Il socialismo e la non violenza hanno caratterizzato il suo pensiero. Suoi maestri sono stati Aldo Capitini, il Partito d’Azione, la Chiesa Valdese, molti Costituenti (Calamandrei, Salvemini). Per Fofi i comandamenti erano: 1) non fare il male; 2) non mentire; 3) non collaborare con il male (Discorso per il premio Gifuni. Camera deputati 10 giugno 2019). 

Goffredo Fofi, Milano, 1993 – foto di Vincenzo Cottinelli

La critica dell’attuale società è durissima in Fofi. Difende l’Italia della Resistenza, della Ricostruzione,  delle lotte sociali, delle rivolte contadine. Disprezza l’Italia del boom economico, del consumismo, dell’individualismo. È soprattutto il sociologo americano Christopher Lasch il suo punto di riferimento. «Quell’egoismo che cinicamente sa sempre accomodare la morale all’interesse personale e di famiglia e di clan e di casta o corporazione, e che riduce le società a lotta tra gruppi forti, con ogni mezzo legale o non legale».

In un racconto di Grazia Cherchi così descrive Fofi (rinominato Vincenzo): «Perché tale è Vincenzo, una pignatta sempre in ebollizione, di una vitalità meravigliosa ma talvolta stremante per gli altri». Mitici sono i bisticci di Fofi con amici e amiche. Il più noto è quello con Grazia Cherchi (co-fondatrice dei Quaderni Piacentini), ma anche con l’amica Elsa Morante e poi i registi e gli scrittori stroncati. Gli ultimi anni l’hanno visto come “una pignatta sempre in ebollizione” ma senza speranze per il futuro, un pessimismo attivo. Forse ritorna un vecchio pensiero: «Per certuni, poi, si è assistito a una atrofia del gusto (sì, del gusto) che li ha progressivamente portati, a forza di veder merda e di trovarla gradevole, a scambiarla per crema».

Bibliografia di riferimento:
– Goffredo Fofi, Totò, Savelli, 1972
– Goffredi Fofi, Franca Faldini, Totò: L’uomo e la maschera, Feltrinelli, 1977
Goffredo Fofi, Franca Faldini, L’avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti, I, 1935-1959, Feltrinelli, 1979
Goffredo Fofi, Franca Faldini, L’avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti, II, 1960-1969, Feltrinelli, 1981
– Gofffredo Fofi, Pasqua di maggio Un diario pessimista, Marietti, 1988
Goffredo Fofi, Franca Faldini, Il cinema italiano d’oggi 1970-1984. Raccontato dai suoi protagonisti, Mondadori, 1984.
– Goffredo Fofi, Storie di treno, Edizioni L’Obliquo, 1990
– Goffredo Fofi, Benché giovani. Crescere alla fine del secolo, E/O, 1993
– Goffredo Fofi, Alberto Sordi, Mondadori, 2004
– Goffredo Fofi, Michele Colucci (a cura di), Il ’68 senza Lenin. Ovvero: la politica ridefinita. Testi e documenti, Edizioni dell’Asino, 2018
– Goffredo Fofi, Discorso per il premio Gifuni, Camera deputati 10 giugno 2019
– Goffredo Fofi, Fellini anarchico, Eleuthera, 2020
– Grazia Cherchi, Scompartimento per lettori e taciturni. Articoli, ritratti, interviste, Feltrinelli, 1997
– Christopher Lasch, Contro la cultura di massa, Eleuthera, 2022
  Lewis Jacobs, L’Avventurosa storia del cinema americano, vol. 1-2, Il Saggiatore, 1966

In homepage Goffredo Fofi, Milano, 1988, foto di Vincenzo Cottinelli 

Gli autori

Maurizio Russo

Maurizio Russo è nato a Milano nel 1955. Laureato in Scienze Politiche ha scritto per Lotta Continua, Università Progetto, Campus, La Rivisteria. Nel 2010 ha vinto il concorso letterario Giallomilanese. Attualmente è in pensione.

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