Torino. Un parco in pericolo e 39 ambientalisti indagati

Download PDF

Torino. All’inizio di questo mese di marzo, 39 persone hanno ricevuto un avviso di garanzia per i reati di danneggiamento e violenza privata, asseritamente commessi in concorso e durante lavori svolti su commissione del Comune di Torino, nel periodo corrente da settembre a dicembre 2024. Il tutto avvenuto nell’area del Parco del Meisino, mentre erano in corso interventi volti alla realizzazione del “Centro per l’educazione sportiva e ambientale nel Parco”, detto anche “Cittadella dello sport” (https://vll.staging.19.coop/territori/2022/08/19/torino-eliminare-il-verde/). Come può comprendere chi conosca anche solo superficialmente la vicenda, gli indagati fanno parte di un folto gruppo di persone che da mesi si oppongono pacificamente allo sfregio che verrà apportato a una delle residue aree naturalisticamente intatte del Comune di Torino.

Il fatto, seppure in piccolo, ricorda molto la vicenda delle lotte No TAV contro il treno veloce Torino-Lione. In ambedue i casi infatti chi si oppone lo fa per la difesa dei beni comuni, leggasi integrità del territorio e salute dei cittadini. In ambedue i casi chi aggredisce il territorio lo fa da progressista: là il PD è sempre stato favorevole, qui è l’autore unico dell’intervento. In ambedue i casi le decisioni sono state calate dall’alto, senza alcuna consultazione democratica della popolazione interessata. Ma questo è solo un aspetto della vicenda del Meisino. Ve ne sono altri e altrettanto preoccupanti. Quello più macroscopico è il clima che si va instaurando nel nostro paese per contrastare le contestazioni e il dissenso, che emerge anche nel disegno di legge n. 1236 (attualmente in discussione al Senato) sulla sicurezza, che poi è più che altro quella dello Stato, ai vari livelli istituzionali, di fare ciò che vuole anche a danno della cittadinanza.

Ma su questo punto voglio dire di più. Primo punto. L’area interessata ai lavori era frequentata dalla cittadinanza, a piedi o in bicicletta, attirata dalla quiete e dalla possibilità di osservare specie animali e vegetali, e molti erano i birdwatchers. Non è un caso che contro il progetto si siano raccolte più di 11.000 firme. Il farne una cittadella dello sport non può non essere visto anche come un mezzo di controllo della popolazione, oltre che di sostanziale privatizzazione dell’area. Secondo punto, lassenso dato (seppur con modifiche) da chi è deputato a tutelare la natura, e cioè l’Ente parco. E qui si potrebbe aprire un altro capitolo su come vengono gestite ai vari livelli le aree protette, in cui è sempre più presente la mano pubblica e sempre meno i naturalisti. Terzo punto. I soldi per costruire la cittadella provengono dal PNRR e una delle missioni del Piano è “la rivoluzione verde e la transizione ecologica”: come si possa ritenere compatibile con tale finalità un progetto di “valorizzazione” della natura spontanea non è dato sapere. Ma anche qui si potrebbe aprire un altro dolente capitolo su come i soldi europei siano utilizzati non già per tutelare la natura bensì per modificarla. Senza che l’Europa controlli, beninteso. Quarto e ultimo punto, non meno preoccupante, e cioè il sostanziale disinteresse della giunta comunale precedente nei confronti del verde e della sua corretta gestione (come emerge anche dalla vicenda del Prinz Eugen: https://vll.staging.19.coop/territori/2025/03/04/torino-e-morto-il-prinz-viva-il-prinz-intervista-ad-alda-re/). La Giunta Appendino avrebbe potuto attivarsi per fare una cosa semplice, semplice e con costi irrisori, come quella di far comprendere a tutta la cittadinanza l’importanza naturalistica dell’area del Meisino, ad esempio con un percorso didattico. E invece no, durante il quinquennio grillino, si vedevano solo reti da cantiere per evitare l’accesso, e per un certo periodo le mucche a pascolare. Se invece – ripeto – si fosse avviato un vero processo di educazione ambientale, ben difficilmente la giunta piddina sarebbe riuscita nell’intento di azzerare il lavoro della giunta precedente. E ora siamo lì, con le motoseghe in funzione, i mezzi operativi che calpestano l’area e un ricorso al giudice civile volto a verificare la congruità dell’operato della mano pubblica con la tutela della natura. E intanto sono arrivati gli avvisi di garanzia, e altri ne arriveranno perché la lotta non si non si è fermata a dicembre e continua tuttora.

Gli autori

Fabio Balocco

Fabio Balocco, nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (in quiescenza), ma la sua passione è, da sempre, la difesa dell’ambiente, in particolare montano. Ha collaborato, tra l’altro, con “La Rivista della Montagna”, “Alp”, “Meridiani Montagne”, “Montagnard”. Ha scritto, tra l'altro, “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Neos Edizioni, 2017); "Lontano da Farinetti. Storie di Langhe e dintorni" (Il Babi editore, 2019); "Per gioco. Voci e numeri del gioco d'azzardo" (Neos Editore, 2019); "Un'Italia che scompare (Il Babi editore, 2022); "Sotto l'acqua. Storie di invasi e di borghi sommersi" (LAReditore, 2024); "Bianco benestante ambientalista" (LAReditore, 2025).. Collabora dal 2011, in qualità di blogger in campo ambientale e sociale, con "Il Fatto Quotidiano".

Guarda gli altri post di: