I centri sociali, sorti soprattutto in edifici pubblici abbandonati ed occupati, sono, dagli anni Ottanta, luoghi significativi di aggregazione e di azione politica anche nel nostro Paese, in cui ne sono stati contati, nel tempo, oltre 200 (cifra, peraltro, puramente indicativa, sia per il succedersi di nuove occupazioni, dismissioni spontanee, sgomberi eccetera, sia per la difficoltà di una classificazione comunemente accettata, ché alcuni rifiutano la stessa denominazione di centro sociale, ritenendo più proprio parlare di “case occupate”). Pur nella diversa estrazione degli occupanti (squatter, anarchici, antagonisti etc.), quasi tutti i centri sociali hanno un nucleo abitativo (più o meno grande), sono attivi nel conflitto sociale e svolgono molteplici attività di carattere musicale, culturale, sociale. Uno dei primi centri sociali torinesi in ordine di tempo (secondo solo a El Paso e al Barrocchio e antecedente ad Askatasuna e al Gabrio) è – o meglio era – il Prinz Eugen, sorto nel 1993 nel complesso dell’ex Buon Pastore in corso Principe Eugenio, nel pieno centro della città, particolarmente attivo fino a qualche anno fa e poi progressivamente smobilitato, sino allo sgombero, avvenuto nei giorni scorsi senza opposizione, data la mancanza di occupanti stabili. Sulla vicenda del Prinz Eugen pubblichiamo qui un’intervista di Fabio Balocco a Alda Re, che della occupazione è stata storica protagonista. (la redazione)
Alda, tu hai seguito in prima persona tutte le vicende del Prinz Eugen, dall’occupazione sino all’alienazione dell’intero complesso da parte del Comune e, infine, allo sgombero da parte delle forze dell’ordine. Ma andiamo con ordine…
Dobbiamo prendere le mosse dall’Istituto del Buon Pastore, ente morale creato da re Carlo Alberto nel 1843 con il fine di aiutare le donne in difficoltà, specie quelle che rimanevano incinte prima del matrimonio. L’Istituto chiude i battenti nel 1977 e dona i propri beni alla Regione Piemonte, la quale, a sua volta, cede una rilevante parte di essi, e cioè la palazzina all’entrata di corso Principe Eugenio, l’area verde retrostante e il grande palazzo all’angolo tra il corso e via Moris al Comune di Torino. La destinazione d’uso dovrebbe continuare a essere di utilità sociale, come previsto nell’atto di cessione alla Regione. Nel 1993 il Prinz viene occupato da noi, in particolare viene occupata la palazzina all’entrata e tale rimarrà per trent’anni. Nel frattempo, le giunte comunali di Torino iniziano un processo di sostanziale alienazione dell’intera area a terzi. Alla fine l’intero complesso viene ceduto a un soggetto privato, la COGEFA spa e il fine sociale svanisce. Tra l’altro, dato non trascurabile, l’impresa paga l’intera volumetria la cifra di euro 1.220.000, che è irrisoria se pensiamo che per il grande edificio – che tra l’altro a oggi è già stato ristrutturato – è stato costituito un diritto di superficie novantanovennale rinnovabile e parliamo di un enorme palazzo nel centro di Torino.
Torniamo al 1993, quando avete attuato l’occupazione.
Sì, l’occupazione riguardò la palazzina all’entrata che storicamente era la sede del custode, e poi ci prendemmo cura anche dell’area verde retrostante. Quando dico noi intendo un gruppo numeroso ed eterogeneo in cui le persone provenivano da esperienze diverse, chi più comunista, chi più anarchico, chi più punk, con un’attività diversificata negli anni, cortei, cinema, serate culturali. Tutto fuori dalle dinamiche del sistema, secondo il motto che il mondo va ribaltato e non corretto. Questo non significava che ci ribellassimo e basta, ma attuavamo anche azioni socialmente utili, come la presa in cura di migranti.
Quindi un centro di aggregazione con tante realtà diverse ma unite dal desiderio di sovvertire questo sistema.
Assolutamente.
Voi occupanti vi siete anche presi cura di quello che possiamo definire un bosco in città, anzi, un giardino boscoso, cioè la grande area verde racchiusa dentro le mura (https://giardinoboscoso.wordpress.com/).
Intanto, per essere chiari, il nostro aver cura si è tradotto in un non aver cura, nel senso che abbiamo lasciato che la natura facesse il suo corso, e questo è stato un grande insegnamento anche per noi, cioè il vedere come la natura cresceva e si espandeva come se noi non esistessimo. Quando il Comune ha ceduto l’intera area a COGEFA è ovviamente subentrata una grossa preoccupazione, perché il patto che possiamo definire scellerato tra Comune e impresa prevedeva che l’area verde venisse bonificata per realizzare un ennesimo giardino. Adesso la situazione è questa, che l’area verde dovrebbe essere consegnata dal Comune a COGEFA entro il 2026. E il primo passo della consegna è stato lo sgombero attuato dalle forze dell’ordine nei giorni scorsi. È chiaro che l’area verde non poteva essere consegnata finché c’eravamo noi all’interno.
Voi eravate preallertati dello sgombero del 20 febbraio?
Nessuno ci ha detto nulla, sapevamo che ci sarebbe stato ma non sapevamo quando, e da inizio anno avevamo lasciato i locali per iniziare un nuovo processo di allargamento della nostra azione, sia politico che pratico. Un allargamento a più collettivi esistenti in città. Molto banalmente, per restare al tema del verde, non è ancora patrimonio comune l’idea che il selvatico debba rimanere tale, e anzi occorra togliere l’asfalto (depavement) per fare spazio alla natura, cosa che noi abbiamo fatto con una dimostrazione pratica con l’occupazione del controviale attuata nell’autunno di due anni fa e durata dieci giorni.
Permetti una domanda che ne riflette una che a mia volta mi sono sempre fatto? Perché il termine Prinz Eugen anziché Principe Eugenio?
A dirti il vero non lo so. So che era un incrociatore tedesco durante la seconda guerra mondiale, ma non credo ci fosse una precisa volontà di fare riferimento a quello.
In conclusione?
In conclusione ci auguriamo che i tempi dell’umano si allunghino così tanto da riportare all’oblio il giardino boscoso. Riportarlo al segreto che per più di cinquant’anni lo ha protetto. Ora il Prinz è chiuso: inchiodate le finestre, sbarrati gli ingressi. Lo smarrimento, la rabbia, la malinconia si susseguono. La città si fa sempre più soffocante, controllata, rigida, monocorde. Vabbè, cose che già sapevamo e contro le quali ci eravamo già schierati. È morto il Prinz. Viva il Prinz!
