L’intelligenza artificiale dopo l’irruzione di DeepSeek

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Dopo i disorientati commenti a caldo e le prime incerte reazioni alle notizie sullo sbarco a sorpresa di DeepSeek nei telegiornali della sera, si può ora cercare di riflettere in maniera più meditata sulla questione, grazie anche a qualche elemento ulteriore ora a disposizione e alla lettura di molti articoli apparsi sulla stampa internazionale e sulle riviste specializzate.

Sistema aperto contro sistema chiuso

I modelli della start-up cinese stanno intanto cambiando in profondità le caratteristiche della rivalità globale nella big tech (https://vll.staging.19.coop/in-primo-piano/2025/02/07/la-bolla-dellintelligenza-artificiale-segnare-un-gol-in-contropiede/), tanto più che nei giorni seguenti sono stati annunciati in Cina dei nuovi programmi di analogo spessore da parte di altre imprese del paese asiatico, quali Alibaba, ByteDance, Baidu. La decisione di rilasciare un modello low-cost e aperto significa che chiunque nel mondo può ora accedere liberamente allo stato dell’arte nell’intelligenza artificiale. Essa stava invece andando in direzione di un controllo da parte di un piccolo numero di giganti della tech, con un modello chiuso, segreto, centralizzato e che domanda enormi quantità di calcolo, di energia (lo sviluppo dell’IA Usa è in particolare una delle ragioni più importanti del crescita della domanda di energia a livello mondiale) e di acqua, nonché di capitale per funzionare. Sam Altman, il padrone di OpenAI, ha passato anni dicendo agli investitori, e anche al nuovo Presidente, come fossero necessarie enormi quantità di denaro e di potere di calcolo per stare all’avanguardia dell’IA (The Economist, 2025). Così nei primi giorni del suo insediamento Trump aveva dato in pompa magna l’annuncio di un progetto da centinaia di miliardi, chiamato Stargate, per il settore. Bigger, faster, stronger (“più grande, più veloce, più forte”).

Il contrasto di DeepSeek con l’approccio Usa non poteva essere più profondo. Esso dimostra che non è necessario spendere tante risorse per avere successo nella gara e che le grandi e crescenti necessità di miliardi di dollari ponessero un vantaggio decisivo per soli pochi campioni rispetto al resto della truppa (sembra che i margini di Nvidia sul fatturato fossero, almeno sino a ieri, vicini al 90%). Il modello cinese riduce le necessità di calcolo e di energia ai minimi termini. Qualcuno è arrivato a sostenere che i risultati di DeepSeek pongono l’IA nelle mani dell’umanità (Jen Zhu Scott, 2025). In ogni caso, a questo punto l’IA si rende facilmente disponibile alle piccole imprese e ai paesi poveri, democratizzando così l’accesso per tutti. Un’innovazione diversa, molto più frugale e almeno altrettanto efficace è dunque possibile. Da un altro punto di vista, il valore dell’IA non deve risiedere nei modelli proprietari, ma in quello che siamo capaci di fare con essi (Jen Zhu Scott, 2025).

Chissà se a questo punto i big della tech Usa ridimensioneranno i loro programmi di investimento (erano previsti, sino a non molto tempo fa, ben 280 miliardi di dollari per il 2025 dopo i 220 del 2024; solo Microsoft pensa di spendere 80 miliardi quest’anno) o cercheranno di tenere il punto e di fare finta di niente? Scoppierà la bolla o il sistema Usa riuscirà in qualche modo a minimizzare le perdite? Incidentalmente va sottolineato, come del resto hanno fatto in molti, che DeepSeek ha buttato sostanzialmente nella spazzatura anni di sforzi degli Stati Uniti per bloccare i progressi cinesi nelle tecnologie avanzate ed in particolare proprio nei chip e nell’IA. Potrebbe accadere di nuovo con qualsiasi nuova futura tecnologia Usa. Inoltre, a questo punto, la presunta necessità dello sviluppo di tante centrali nucleari per alimentare dei giganteschi data center sembra diventare del tutto superflua. Ma anche in questo caso qualcuno farà finta di niente. Intanto anche nel settore dei chip più avanzati per l’IA il paese, in particolare con Huawei, sembra stia facendo passi avanti da gigante, puntando a rivaleggiare con Nvidia.

Neoliberismo contro governo politico delle risorse

Le novità portate de DeepSeek inducono a riflettere in generale sulla capacità del modello economico neoliberista a reggere la partita. Con l’elezione di Reagan negli Stati Uniti e della Tatcher in Gran Bretagna tra la fine degli anni Settanta del Novecento e l’inizio di quelli Ottanta si apre una nuova fase nel capitalismo contemporaneo, quello di un mercato lasciato ormai senza freni, della deregulation e delle privatizzazioni e ancora quella dello Stato visto come un problema, non come la soluzione (Trent, 2025); affamare la bestia, diceva Reagan. I governi sono considerati inefficienti, mentre si dichiara anche che la regolamentazione affossa l’innovazione e che infine i mercati risolveranno tutto. I nuovi diritti che sono stati adottati ancora all’alba del XXI secolo nel mondo sono stati soprattutto quelli del capitale, della sicurezza degli investitori, della protezione della proprietà privata (Slobodian, 2025). Il neoliberalismo si è progressivamente infilato nelle nostre istituzioni, nelle nostre vite e, ancora più grave, nelle nostre teste (Monbiot, Hutchinson, 2025). Non c’è alternativa, era il loro motto. Il centro-sinistra europeo ha seguito con entusiasmo. I zelanti eroi nostrani, da Prodi a D’Alema, a Ciampi, a Draghi si sono applicati con molta buona volontà a svolgere il loro compitino, in particolare con le privatizzazioni selvagge.

Ma la formula ha portato alla fine allo smantellamento della base industriale dei vari paesi (oggi la Cina è responsabile di circa un terzo delle produzione industriale mondiale e gli Stati Uniti di meno della metà, mentre l’Unido, agenzia delll’ONU, prevede che nel 2030 la quota del paese asiatico arriverà al 45% del totale), alla crescita delle diseguaglianze e all’immiserimento della classe media, a un’economia che non è più in grado di competere su molti fronti (Trent, 2025). Intanto sempre in Cina si costruiva un sistema che collegava in maniera organica il settore pubblico con quello privato, la ricerca con la produzione. La soluzione di Trump di raddoppiare gli sforzi nella stessa perdente direzione neoliberista sembra a questo punto persino ridicola (Trent, 2025), ma indica anche che il neoliberismo continua a cercare di marciare. In questo momento l’uomo più ricco del mondo supervisiona direttamente negli Stati Uniti un programma di tagli budgetari devastanti per i più poveri (Monbiot).

L’avvento di DeepSeek pone anche un rilevante interrogativo sulla Borsa Usa. È vero che molti titoli tecnologici hanno perso un poco del loro valore dopo la notizia, ma certamente molto meno di quanto si potesse razionalmente pensare. Questo fa meditare sul funzionamento reale dei mercati finanziari Usa, nei quali le leggi di mercato coesistono di fatto con un governo politico degli stessi. In realtà, Meta, Microsoft, Apple, Tesla hanno messo in piedi un ecosistema che è molto complicato da distruggere (Go, Pontiroli, 2025).

La gara tecnologica Usa-Cina

Molti si meravigliano ancora oggi ogni volta che la Cina annuncia qualche sua prodezza tecnologica; sino a non molto tempo fa, in particolare negli Stati Uniti, si tendeva a pensare che i progressi cinesi fossero dovuti allo spionaggio, alla copia fraudolenta delle tecnologie occidentali. Era molto diffusa la convinzione che l’innovazione e la ricerca per andare avanti avessero bisogno di piena libertà, cosa che in un sistema autoritario non poteva succedere. La suite lui prouve que non. Una ricerca del 2024, fatta dall’Australian Strategic Policy Institute, mostra che, su 64 tecnologie critiche esaminate, in 57 i cinesi si collocavano al primo posto, lasciando agli Stati Uniti solo 7 settori. Da sottolineare che nel 2007 i campi in cui questi ultimi dominavano erano ben 60. Anche se forse l’indagine, sponsorizzata dal Dipartimento di Stato americano, risente della volontà di mostrare che bisognava investire di più nel settore militare, nondimeno i progressi del paese asiatico risultano, dall’analisi dettagliata, impressionanti.

Ricordiamo quale è l’entroterra in cui opera una società come DeepSeek. Certo il sistema economico del paese asiatico è lungi dall’essere perfetto, ma in Cina si laureano ormai circa 12 milioni di giovani all’anno, di cui circa 5 milioni in facoltà scientifiche. Le richieste di brevetti cinesi sono ogni anno quanto quelle di tutto il resto del mondo messo insieme e la pubblicazione di articoli sulle primarie riviste scientifiche del mondo vede di nuovo i cinesi primeggiare. Secondo la rivista Nature sui dieci centri di ricerca collegati all’università migliori del mondo sette sono cinesi; e si potrebbe continuare. I 150 ingegneri che lavorano a DeepSeek provengono dalle migliori università tecniche del paese e sono tutti molto giovani. Il numero dei ricercatori cinesi è infine il più alto al mondo. In generale poi il paese asiatico si ritrova con un’economia che è in grado di concentrare grandi risorse sugli obiettivi prioritari che si da nel tempo, senza preoccuparsi troppo dei possibili ritorni economici (Sisci, 2025). Certo la capacità di innovazione del sistema Usa è ancora molto forte, ma essa ha ormai davanti a se un rivale molto difficile da digerire.

E l’Europa?

Si pensava che il ritardo dell’Europa nel settore dell’IA fosse dovuto per una parte molto consistente alla mancanza dei grandi capitali necessari alla bisogna. Ma ora la scoperta che si potevano raggiungere risultati fondamentali nel settore senza la necessità di investire somme enormi fa cadere almeno in parte un alibi e pone la questione del perché sono stati i cinesi e non gli europei a sviluppare un modello come DeepSeek. Abbiamo già ricordato la situazione del sistema scientifico e tecnologico cinese e la presenza di un modello in grado di governare l’economia e di non farsi invece governare da essa. Un altro aspetto della questione è rappresentato dal fatto che a Bruxelles per molti anni anche solo parlare di politica industriale era considerato una grave colpa. Non si può poi non sottolineare il clima generale di sfiducia e di inerzia che ha ormai preso in una morsa il continente. Certo, si può segnalare come in Europa si possano ritrovare delle imprese che lottano per conquistarsi un posto di rilievo nel settore, ma a Bruxelles sono forse troppo occupati a cercare di bloccare l’arrivo delle merci cinesi nell’UE per avere tempo di pensare ad altro. Intanto l’Italia è stato il primo paese al mondo (prima persino del Pentagono) a bloccare il modello DeepSeek per supposte ragioni di privacy, mentre nessuno sembra vergognarsene. Per altro verso, si potrebbe guardare a DeepSeek come ad un’opportunità importante per l’Europa, dove non mancano le competenze e i mercati per inserirsi nel gioco, Bruxelles aiutando. Sarebbe questo il momento giusto.

Il futuro dell’IA

Gli sviluppi recenti pongono ancora di più l’interrogativo di che cosa sarà l’IA del futuro. Anche il padrone di DeepSeek, Liang Wenfeng, ha dichiarato che egli lavora per la messa a punto di un’IA generale (AGI, un modello che arriva ad eguagliare le abilità cognitive degli uomini), come del resto gli altri gruppi cinesi e i giganti della Silicon Valley. Ma quello che è considerato il padre stesso dell’IA, nonché premio Nobel 2024 per la fisica proprio per i suoi studi nel settore, Geoffrey Hinton, dichiara che, vista anche la velocità con cui vi avvengono i cambiamenti, entro trenta anni c’è un rischio del 10-20% che i modelli di IA distruggano l’umanità (Milmo, 2024). Quanti esempi si conoscono, ha affermato Hinton, di una cosa più intelligente controllata da una meno intelligente? Lasciare poi il controllo nelle mani dell’obiettivo del profitto dei grandi gruppi non è certo sufficiente per essere sicuri che essi la svilupperanno in modo sano; solo la regolamentazione pubblica è in grado di prevenire il disastro, afferma lo studioso. Ma è forse troppo tardi per imporre limiti regolatori ed etici all’IA? Un gruppo di tecnologi (composto da accademici, rappresentanti di organizzazioni non-profit, venture capital, bigh tech), mentre pensa che l’AGI sarà probabilmente raggiunta entro il 20230, ne sottolinea i benefici, mentre vede i rischi come gestibili (Lohr, 2024). Chi lo sa!

Testi citati nell’articolo

– Jen Zhu Scott, DeepSeek’s will undermine the US-China war, www.ft.com, 2 febbraio 2025

– Lohr S., Technologists: smarter-than-humans AI will likely be there by 2030, www.nytimes.com, 11 dicembre 2024

– Milmo D., «Godfather of AI» shortens odds of the technology wiping out humanity over next 30 years», www.theguardian.com, 27 dicembre 2024

– Monbiot G., Hutchinson P., La doctrine invisible, editions du Fauburg, Parigi, 2025

– Go. E., Pontiroli Th., DeepSeek, une minace fantome pour les géants de la tech?, Les Echos, 3 febbraio 2025

– Sisci F., The profundity of DeepSeek’s challenge to America, www.asiatimes.com, 2 febbraio 2025

– Slobodian Q., Le capitalisme de l’apocalypse, Seuil, Parigi, 2025

The Economist, DeepSeek, and ye shall find, 1 febbraio 2025

– Trent C., Why DeepSeek’ surprise breakthrough shoudn’t have come as a surprise, www.thenation.com, 30 gennaio 2025

Gli autori

Vincenzo Comito

Vincenzo Comito (1940), ha lavorato a lungo nell’industria (gruppo Iri, Olivetti) e nel movimento cooperativo, nelle aree dell’amministrazione e finanza, del controllo di gestione e del personale. Docente di finanza aziendale ha insegnato all’Università Luiss di Roma e all’Università di Urbino. Fa parte del gruppo “Sbilanciamoci” e di quello di "Fuoricollana". Tra i suoi ultimi libri: “La globalizzazione degli antichi e dei moderni” (Manifesto libri, 2019) e "Come cambia l'industria" (Futura editrice, Roma, 2023).

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