Le politiche migratorie della destra: deportazioni e arroganza

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La destra al governo nel nostro Paese, come nel resto dell’Occidente, è un pericolo per la democrazia e per il futuro della convivenza. Essa usa regolarmente e con sempre maggiore aggressività argomenti falsi, bugie di Stato, per alimentare odio e rancore. Lo fa in molti ambiti, ma quello su cui ha investito di più è l’immigrazione, la criminalizzazione degli stranieri e di tutti quelli che operano in questo ambito per la tutela e la promozione dei diritti. Il protocollo Italia-Albania per la deportazione nel paese delle aquile di richiedenti asilo è parte integrante di questa strategia politico culturale.

La presidente del Consiglio ha puntato tutto sul “modello albanese” pur sapendo che le possibilità di perdere erano molto elevate. Dopo la mancata convalida del trattenimento dei migranti deportati in Albania a ottobre e novembre, ha deciso di effettuare l’ennesima forzatura senza attendere la pronuncia della Corte di Giustizia Europea sollecitata da diversi giudici per chiarire gli effetti della sentenza del 4 ottobre nella causa C406-22 e senza aspettare il rinnovo della Convenzione con l’Organizzazione Internazionale Migrazioni per lo screening sanitario dei richiedenti asilo potenzialmente candidati alla cosiddetta procedura accelerata. Conseguentemente ha ordinato nuovi trasferimenti di migranti in Albania sperando di intimidire i magistrati della Corte d’appello di Roma e di convincerli, con una campagna mediatica aggressiva, a prendere decisioni opposte a quelle assunte in precedenza dalla sezione specializzata del Tribunale. Contemporaneamente ha accelerato le iniziative di propaganda, preparandosi a entrambi gli sviluppi possibili. È facile ipotizzare che avesse pronti due video da postare sui social che hanno sostituito i luoghi del confronto istituzionale: uno con la parte della vincitrice, nel quale avrebbe sostenuto che il suo sistema funziona ed è destinato a diventare il modello dell’Unione Europea; l’altro con quella della vittima, nel quale attaccare i soliti magistrati che impediscono al Governo di lavorare. Purtroppo per lei, la presidente del Consiglio non ha trovato giudici collaborativi, ma solo giudici che applicano la legge.

Di qui il susseguirsi di reazioni rabbiose e scomposte. Per questa destra è intollerabile che i propri esponenti, “eletti dal popolo”, debbano rispettare le leggi. Soprattutto se si tratta di norme che tutelano i diritti umani, i diritti fondamentali delle persone. L’obiettivo principale – unico si potrebbe dire – di questa destra, come delle altre formazioni politiche neo autoritarie europee e non solo, è puntare tutte le carte sull’odio e sulla criminalizzazione degli stranieri.

Come associazioni del Tavolo Asilo e Immigrazione, siamo stati in questi giorni, insieme a parlamentari dell’opposizione, a monitorare le procedure e le condizioni dei migranti sottoposti a questa ennesima deportazione e abbiamo verificato che nei campi di detenzione italiani d’Albania la civiltà del diritto è stata cancellata. I richiedenti asilo si sono ritrovati in un incubo senza sapere perché e senza potersi difendere. Quasi tutti hanno subito torture in Libia e quindi non potevano, secondo lo stesso protocollo firmato tra Italia e Albania, essere sottoposti alla procedura accelerata, in quanto vulnerabili. Ma non c’era nessun soggetto terzo, non governativo, a verificare la loro condizione. Nessuno di loro ha potuto parlare con un legale prima di essere audito dalla Commissione e così tutti si sono visti respingere in pochi minuti la loro domanda d’asilo, per “manifesta infondatezza”: un’infondatezza che deve essere stata valutata in blocco e a un tanto al chilo, senza discernere e senza ascoltare. Allo stesso modo le convalide si sono svolte in tempi e con modi che non hanno nulla a che vedere con le garanzie previste dalla Costituzione e dalle leggi. Gli avvocati d’ufficio, che avrebbero dovuto tutelare le persone sottoposte al trattenimento, le hanno incontrate solo durante le udienze di convalida. Un Governo che urla al complotto quando ad essere accusati sono ministri potenti e con più di una copertura istituzionale, calpesta le garanzie per chi non ha alcuna tutela.

Dopo tre tentativi andati male, il fallimento è palese e dovrebbe indurre il Governo a fermarsi, a interrompere questi continui tentativi di infrangere norme fondamentali per una democrazia. Ma sappiamo che non succederà. Non è nell’interesse di questo Governo il rispetto dei diritti fondamentali.

Per noi, che crediamo nei principi della Costituzione e nella tutela dei diritti umani, il fallimento di questa iniziativa propagandistica fatta sulla pelle delle persone e pagata con i soldi dei contribuenti è una buona notizia. Godiamocela dando il benvenuto nel nostro Paese alle 49 vittime di questa terribile farsa.

Gli autori

Filippo Miraglia

Filippo Miraglia, già responsabile del settore immigrazione e ora vice presidente nazionale dell'Arci, è stato protagonista di diverse campagne in favore dei migranti. Ha scritto, con Cinzia Gubbini, "Rifugiati, Conversazioni su frontiere, politica e diritti" (2016).

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