Tre giorni di Alta Felicità

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Ma chi l’ha detto che non c’è? «Sta nel fondo dei tuoi occhi, sulla punta delle labbra, sta nel corpo risvegliato, nella fine del peccato». Lo cantava Gianfranco Manfredi negli anni Settanta. Lo ha riproposto in una straordinaria interpretazione il cantautore Errico Cantamale dal palco del Festival Alta Felicità. Attualizzandolo con un’altra canzone dedicata a un quartiere di Torino, Vanchiglia Lyrics. «Amici state calmi ascoltate una canzone che parla di cose brutte, polizia e repressione, della disgraziata volta in cui mi hanno messo dentro. Di giorno mettete le reti e di notte noi le tagliamo. Anche stanotte sono in giro i ragazzi di Vanchiglia. Siamo tutti baschi siamo tutti portoghesi». Già, “state calmi”, una parola. Una botta di energia che ha tirato su dal prato tanta di quella polvere per il numero di ragazzi che saltavano con le braccia al cielo. Il cielo tornava nell’immaginario e sembrava riflettersi su quella interminabile fila di tende azzurre che per tre giorni hanno occupato i prati di Venaus. Il venerdì si parlava di 20mila, poi i numeri delle presenze sono ancora saliti: 30-40mila. «Sta nel sogno realizzato, sta nell’immaginazione, nella musica sull’erba, nella provocazione». Ma chi ha detto che non c’è? (Forse per un bel po’ di tempo si è distratto).

Intanto i ragazzi sono in fila, in lunghissime file davanti al tendone dei pasti, dei panini, delle birre, dell’acqua e inevitabilmente anche dei servizi igienici. Premio resistenza ai militanti addetti alla cottura della polenta, alle griglie, il caldo ammazza. Arrivano da tutta Italia scendono dal pullman con la tenda e lo zaino. Molti si sono iscritti nella “ciurma” per dare una mano concretamente. Capita così che accanto agli storici del movimento, ci siano ragazzini che a testa bassa tagliano frutta per la sangria raccontando da dove arrivano, raccontando gli studi fatti, i sogni: Marsiglia, Erasmus in Canada, dottorato a Londra. Steven da New York venuto per una tesi sulla valle, da Firenze, da Parma, da Messina, da Bologna. Da Lecce: «Ho lasciato a casa due figli grandicelli ma dovevo venire, l’avevo promesso a un’amica che non c’è più». Intanto si fermano le navette e scaricano nuovamente una quantità incredibile di ragazzi come non ci fosse un domani… Chi l’ha detto che non c’è. Parte un coro: “Pierooo Pieroooo” da un gruppo all’altro del campeggio di voce in voce “Pierooo”. Un richiamo che sbatte conto le pareti di roccia di Novalesa, superando gli alberi. “Pierooo”.

Il festival non si doveva fare, in tutti i modi hanno cercato di fermarlo. Prima sono arrivati i fogli di via per una serie di persone: anche se Venaus non ha cantieri, è diventato un posto dove negare l’accesso. I fogli di via sono decisi dalla Questura per le persone ritenute socialmente pericolose. Sono stati introdotti nell’ordinamento nel 1956 in sostituzione del confino. Poi sono cominciati i tira molla con il sindaco di Venaus: la prima delibera confermava la contrarietà dell’amministrazione alla grande opera e, come conseguenza, la presa in carico del festival, salvo in seguito richiedere tante e tali limitazioni dell’organizzazione da mettere in seria difficoltà l’evento. Poi è arrivata la raccomandata del Comune con richiesta di sgombero dello storico presidio no Tav per «presunte violazioni alle norme in materia di urbanistica» (il presidio è attivo dal 2005, dunque quasi vent’anni). Poi è arrivata la diffida del sindaco ad adempiere nel rispetto delle norme per le “attività di campeggio, di ristorazione, di area spettacoli”. Prontamente è stato risposto che le norme erano state rispettate. Poi il giorno stesso dell’inizio del festival sono arrivati funzionari dell’ASL per controllare ancora. Il risultato? Un verbale che dimostra quanto tutto fosse in regola. Parte a raffica sui social la comunicazione rassicurante: “Tutto a posto, tutto in regola!”. Ma che te lo dico a fa’. I ragazzi sono già in viaggio, i treni per la valle zeppi.

Intanto si discute sul nuovo decreto sicurezza che limiterà maggiormente spazi di azione e di controinformazione. Viene in mente lo scritto del pastore luterano e teologo tedesco Martin Niemöller contro il nazismo: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari… ed ero contento perché rubacchiavano…». Niemöller fu arrestato su ordine di Hitler e rinchiuso a Dachau. Non esiste una versione definitiva del suo sermone, il testo scritto e rimaneggiato nel tempo più volte, cambiando le persone discriminate e il loro ordine.

La straordinaria partecipazione di tanti giovani al Festival è la conferma che la canzone di Manfredi rimane attuale: “Chi l’ha detto che non c’è”. Nel momento stesso in cui si decide con un colpo di mano di far gonfiare la cupola della tenda su un prato di Venaus è già di per sé un atto politico. Il resto viene da sé, sarà da costruire partendo dalla speranza. Insieme a un cartello appeso al collo di un ragazzo che si aggira e propone: “Abbracci no Tav gratis”. Ma Piero è poi stato trovato?

Le foto nella homepage e nel testo sono di Luca Perino

L’articolo è pubblicato anche su Comune-info

Gli autori

Chiara Sasso

Chiara Sasso vive e lavora in Val Susa ed è naturalmente impegnata nel Movimento No Tav. Attiva nel mondo dell'ambientalismo, è tra i fondatori del Valsusa Filmfest e fa parte del coordinamento della Rete dei Comuni solidali (Recosol). Presidente della Fondazione "E' Stato il Vento", è autrice di numerosi libri su temi sociali e ambientali tra cui Riace, terra di accoglienza (Edizioni Gruppo Abele, 2012), Trasite, favorite. Grandi storie di piccoli paesi. Riace e gli altri (Carta/Intra Moenia, 2009) e Le mucche non mangiano cemento. Viaggio tra gli ultimi pastori di Valsusa e l'avanzata del calcestruzzo (con Luca Mercalli, SMS, 2004).

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