La cosiddetta “società civile” si indigna di fronte all’ennesimo scandalo della politica che oggi vede coinvolto il governatore della Liguria Giovanni Toti e altri soggetti pubblici e privati. Qui la corruzione sembra evidente, con serate a Montecarlo, borse firmate, orologi. Ma quello che non si dice e soprattutto forse non si capisce è che questa è una corruzione vecchio stile, e ve n’è un’altra che pervade tutta la politica, di qualsiasi schieramento, e che è rappresentata dalla sudditanza della politica stessa all’economia, all’economia purchessia.
Mi spiego meglio: il politico può essere pagato per prendere determinate decisioni a favore di un certo soggetto, ma può anche semplicemente sentirsi in dovere di ripagarlo per il contributo dato alla sua elezione. Questa non è tecnicamente corruzione, ma lo è di fatto. Scendiamo sul piano concreto: quante opere pubbliche sono state autorizzate anche se perfettamente inutili solo per favorire l’impresa che le avrebbe realizzate? O comunque per creare lavoro purchessia, e quindi garantirsi una rielezione? Chi ha seguito la vicenda dell’alta velocità ferroviaria non può che essere giunto alla conclusione che essa è stata – e spesso è – perfettamente inutile, ma crea consenso. La linea Torino-Lione è questo. Ma non diverso è il discorso per la tratta Brescia-Verona, o, per rimanere in Liguria, per il Terzo Valico. Per non parlare della Salerno – Reggio Calabria (https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/01/14/alta-velocita-dal-pnrr-in-arrivo-una-pacchia-per-il-solito-partito-delle-costruzioni/6935093/).
Come sottolinea un articolo del professor Pier Luigi Petrillo su Il Fatto Quotidiano del 20 maggio «dopo il tracollo delle ideologie e dei partiti strutturati, i programmi dei candidati si formano anche sulla base dei finanziamenti dei gruppi di interesse e dunque seguono e assecondano (e non precedono) le contribuzioni private». Un do ut des non regolamentato, che non costituisce reato, ma che ormai è la norma del procedere di chi amministra. Ai giorni nostri, anche solo pensare che un amministratore persegua il bene comune e che abbia a cura i beni comuni è pura illusione, e questo è altamente defatigante, specie per chi ha a cuore territorio e ambiente.
