Chi paga i costi della guerra in Iran?

La guerra in Iran è il sintomo della crisi di un sistema che fatica a produrre profitti senza erodere le basi materiali del benessere. Il debito pubblico limita ogni margine di intervento, mentre la spesa militare continua a crescere. Ma finché essa resterà una leva centrale della politica economica, i conflitti tenderanno a moltiplicarsi. E il prezzo, ancora una volta, lo pagheranno i ceti popolari: in Europa, in Italia, ovunque.

Manovra 2026: verso un’economia di guerra

La legge di bilancio per il 2026 si caratterizza per l’assenza di una strategia di crescita e di redistribuzione. Non aumenta gli investimenti, non rafforza i redditi, non interviene sulle disuguaglianze. È finanziata da tagli lineari, condoni, misure temporanee. Consolida l’aumento della spesa militare e orienta risorse significative verso il settore della difesa e dell’industria bellica in un’ottica di economia di guerra.

Se la scuola non si arruola

La censura da parte del ministero dell’istruzione e del merito del corso di formazione per insegnanti “La scuola non si arruola”, ispirato ai valori della pace ha avuto due importanti effetti: il rilancio delle manifestazioni contro la guerra e una pubblicità insperata per gli organizzatori del corso. La politica insiste nel preparare la guerra ma, per fortuna, l’attrazione per le armi appartiene più alla classe politica che ai cittadini.