Chi paga i costi della guerra in Iran?

La guerra in Iran è il sintomo della crisi di un sistema che fatica a produrre profitti senza erodere le basi materiali del benessere. Il debito pubblico limita ogni margine di intervento, mentre la spesa militare continua a crescere. Ma finché essa resterà una leva centrale della politica economica, i conflitti tenderanno a moltiplicarsi. E il prezzo, ancora una volta, lo pagheranno i ceti popolari: in Europa, in Italia, ovunque.

Con il voto ai referendum inizia la nostra rivolta

Fu un referendum, 40 anni fa, a decretare l’inizio delle politiche di austerità che hanno eroso reddito dei lavoratori e democrazia. Oggi può essere un referendum ad aprire una stagione opposta. Teniamolo presente. Ricordando l’esortazione di Enrico Berlinguer che, nel suo ultimo comizio, invitò i tanti che lo ascoltavano a convincere chi è perplesso, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada.

Non ce la stiamo passando troppo bene…

Contrariamente a quanto sostenuto dalla premier, l’economia italiana non se la sta passando bene. Nel 2023, il reddito disponibile reale lordo delle famiglie è in calo mentre quello dell’UE cresce; nel triennio 2021-2023 i prezzi al consumo sono aumentati del 17,3% e i salari solo del 4,7%; siamo l’unico Paese sviluppato in cui i salari reali non sono cresciuti negli ultimi 30 anni, con un calo decennale del 4,5%.

Sorpresa: negli Usa i lavoratori si ribellano!

C’è, nel mondo del lavoro statunitense, un fatto straordinario. Con l’uscita dalla pandemia si sta assistendo a una scarsa disponibilità dei lavoratori a riprendere l’attività alle condizioni precedenti, a dimissioni di massa, a scioperi per ottenere condizioni di lavoro più dignitose. È una inversione di tendenza inattesa, che potrebbe rendere la società statunitense finalmente un po’ meno diseguale.

Lavoro e salario dei migranti in Italia e nel mondo

Anche i razzisti sanno che c’è bisogno dei migranti. Ma li vogliono umiliati e privi di diritti. Gli strumenti sono l’esclusione sociale e la discriminazione nel lavoro, teorizzate o, comunque, praticate. Per il lavoro le differenze salariali sono un buon indicatore. L’Italia con una differenza nei salari del 29,6% è tra le prime in Europa.

Osservatorio mensile

Bolivia e Cile: di fronte alle vittorie democratiche la destra reagisce assassinando il segretario del sindacato dei minatori boliviani; il covid fa crollare l’industria tessile e dell’abbigliamento in Asia dove si realizza il 75% del fatturato mondiale; Svizzera: nel cantone di Ginevra introdotto il salario minimo di 25 dollari l’ora, il più alto al mondo…

Osservatorio mensile

Nel mondo si stanno chiudendo numerose fabbriche delle multinazionali dell’automobile; finalmente pubblicato il rapporto OIL sulla salute e sicurezza dei lavoratori nel mondo, ogni giorno muoiono 6500 lavoratori per malattie da lavoro e 1000 per infortunio; il Parlamento europeo, a maggioranza, ha votato per inserire Lussemburgo, Olanda, Irlanda, Malta e Cipro nella lista dei paradisi fiscali.