Salvini e la retorica della razza
Per battere la strategia della paura e la sorveglianza sui corpi cui Matteo Salvini ha piegato il discorso della politica, abbiamo bisogno di altre figure, di altre parole, di altri pensieri. Ne abbiamo bisogno ora.
la politica puntoacapo
Per battere la strategia della paura e la sorveglianza sui corpi cui Matteo Salvini ha piegato il discorso della politica, abbiamo bisogno di altre figure, di altre parole, di altri pensieri. Ne abbiamo bisogno ora.
Ci rendiamo conto che le costanti, scientifiche campagne di odio condotte da una politica che vuole il consenso della paura hanno in qualche modo sradicato il sentimento naturale, istintivo che fa di ogni essere umano il fratello, il soccorritore del suo simile.
L’odio per gli zingari è una prova di imbecillità senza limiti. Quasi nessuno di coloro che agitano lo spettro dei Rom e dei Sinti conosce la loro Storia, né le loro storie.
Nel 1944 il “censimento” degli zingari lo si faceva nello Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau, dove fu avviata la “soluzione finale” della questione-zingara europea. Circa mezzo milione di Rom e Sinti rastrellati da tutti i paesi occupati dai nazisti furono passati per il camino.
Roberto Saviano in un articolo su Repubblica definisce Matteo Salvini come il “ministro della crudeltà”: una perfetta sintesi del concetto.
Il governo attuale, ispirato a un’ideologia demagogica e razzista, sta portando alle estreme conseguenze un processo d’involuzione autoritaria, indirizzando il disagio popolare, acuito dalla crisi e dall’abbandono della sinistra, verso capri espiatori resi sempre più vulnerabili da campagne razziste e leggi persecutorie.
Un’onda nera di razzismo sta travolgendo la società italiana. La cavalca il fascio-leghista Matteo Salvini, strumentalizzando le migrazioni. Credenti e laici devono contrastare questo fenomeno, anche attraverso la disobbedienza civile.
Il fascista Giorgio Almirante, a cui si minaccia di dedicare una via a Roma è l’autore di innumerevoli scritti razzisti sulla rivista La difesa della razza di cui era Segretario di redazione, e il responsabile di feroci repressioni antipartigiane tra il 1943 e il 1945.
Uno straordinario Gino Strada. Intervistato a Mezz’ora in più, ha detto che “il progetto di Minniti era quello di pagare gli assassini” e su questo “c’è unità di intenti nei propositi” del successore. Nel mirino anche il contratto di governo (“non c’è una parola sulla guerra”)
La vignetta di Vauro sul Fatto quotidiano del 4 giugno 2018 sull’assassinio di Dacko Soumaila – decicato al nuovo ministro dell’interno Matteo Salvini